Finalmente Taburno

Decisamente stamattina punto al Monte Taburno, anche se un piccolo tentativo da parte del mio amico Enzo proponeva una pedalata in pianura verso il mare.

Iniziamo verso la campagna e velocemente ci portiamo sotto all’acquedotto Carolino direzione S.Agata dei Goti, dove facciamo colazione

e continuiamo l’ascesa verso la Montagna.

Un fantastico mondo intorno a noi ci circonda, il silenzio ci accompagna per la salita, che a tratti toglie il fiato.

Arriviamo al bivio per svoltare, “Monte Taburno 12km”.

Giriamo ed è subito salita, ci imbattiamo in una mandria di mucche che ci guardano incuriosite.

la salita si fa’ sentire prepotente, tre o quattro chilometri prima di arrivare al primo tratto di bosco di faggi e lecci,

è uno spettacolo.

Ci fermiamo sulla piana per respirare un po’di aria fresca, facciamo una foto e ripartiamo

Secondo tratto di bosco ancora più bello, prima di scendere verso valle con pendenze oltre il 15%, molto pericolose anche per il manto stradale dissestato, arriviamo direttamente a Montesarchio

dove facciamo un piccolo ristoro prima del rientro a casa, stanchi e felici con le immagini di panorami naturali stupendi stampati nella mente, che la nostra amica bici continua a regalarci.

Sulla via del grano, ovvero la pianura non esiste !

Ieri con Enzo e Antonio abbiamo partecipato all’ultima prova del Rando Tour Campania, La via del Grano, scegliendo, come di consueto il percorso dei 100 km. Siamo partiti da Eboli presso il Centro Commerciale ‘Le Bolle’ in una bella giornata di settembre. Il sole ci ha accompagnati per l’intera pedalata, anche se il caldo non è stato eccessivo. Anzi i primi km li abbiamo fatti di buon mattino e con una temperatura piacevole. Non è stato poi difficile riscaldarsi: fatta eccezione per qualche trascurabile tratto, abbiamo percorso 100 km sempre in salita e discesa. Salite non impegnative, a parte qualche strappo verso Valva e poi discese. La pianura, da queste parti è un bene scarso: 1700 di altimetria (per non parlare di chi ha scelto la Rando completa di 200km) ! Bisogna, però, dire che il percorso è molto bello sia paesaggisticamente che culturalmente.

La Via del Grano è ‘l’appellativo attribuito all’antico Regio Cammino di Matera, un’arteria stradale che collegava nell’Ottocento il Principato Citeriore e l’Ulteriore, le attuali province di Salerno e di Avellino, con la Basilicata. Voluta nel 1789 da re Ferdinando IV di Borbone, su proposta del Marchese di Valva, Soprintendente di Strade e Ponti, serviva non solo a congiungere i comuni dell’entroterra campano e lucano, da Eboli a Melfi, ma anche ad assicurare il trasporto del grano e delle altre derrate alimentari dalle fertili pianure della Puglia alla capitale del Regno di Napoli’ (http://www.weboli.it/it/la-via-del-grano.html). Una strada ideale per lo sviluppo del cicloturismo in Campania, inclusa molto opportunamente nel depliant della Regione Campania, tra i percorsi più significativi.

Il disegno dei 100 km ci ha condotti ad attraversare Oliveto Citra, passare Valva presso Villa Ayala, andare a Colliano (un altro paese sospeso nel tempo), ripiegare verso Contursi Terme ed infine ritornare verso Eboli. Ciascun paesino, secondo me, avrebbe meritato una sosta. Segnalo tre luoghi che mi hanno colpito: la rocca di Quaglietta , la Villa Ayala (troppo ‘ripiegata’ in se stessa con custodi più attenti a controllare il passaggio all’entrata che ad accogliere visitatori: che senso ha custodire tale bellezza senza aprirla alla fruizione dei molti?), Colliano con paesaggi sul versante della montagna, cibo doc (il tartufo nero) e una serie di palazzi e chiese da visitare. Opportunamente pubblicizzati, anche in fase di lancio della Rando, avrebbero contribuito ad accentuare l’appeal dell’iniziativa. Avrei immaginato, inoltre, un punto di partenza e di arrivo più intonato ai valori del percorso. Nulla da dire sull’ospitalità del Centro Commerciale, ma il ‘terzo tempo’ poteva essere previsto in un luogo che esprimeva meglio le qualità paesaggistiche o culturali della Rando.

CicloPedalata della pace. ‘Give peace a chance’

La fortuna aiuta gli audaci ! Avevamo deciso di organizzare la nostra prima CicloPedalata il 13 Aprile con cura. Ci era venuta una bell’idea. Ricordare, a ridosso della settimana pasquale, che circa 50 anni fa, nella stanza 1742 del Queen Elizabeth Hotel di Montreal, John Lennon incise ‘Give peace a chance!’ Quale migliore occasione per ricordare questa canzone e il suo significato. Ci eravamo divisi i compiti: pubblicizzare l’iniziativa su Fb, provare il percorso, fare un sopralluogo presso il punto ristoro, tenere i contatti con coloro che avevano aderito. Non avevamo fatto i conti con Giove pluvio ed eravamo con il fiato sospeso, perchè le previsioni non era buone. D’altro canto, ormai il gruppo è a prova di pioggia. Ne abbiamo preso così tanta nella mezza rando del Monte Stella che neanche la pioggia sembra fermarci. Eravamo, però, incerti sulle presenze. Gli eventi su Facebook sono una bella invenzione, ma chi ti assicura che cliccando ‘parteciperò’, oppure messaggiando che ci sarà, parteciperà davvero alla ciclopedalata, magari in condizioni meteo avverse? Il nostro evento era andato rapidamente in sold-out, ma davvero lo sarebbe stato? Alle prime pedalate verso l’appuntamento, quindi, il gruppo guardava il cielo ed era silenzioso, presagiva forse che all’appuntamento ci saremmo trovati in pochi. I presagi negativi, però, si sono via via dissolti quando ci siamo ritrovati in più di venti.

Abbiamo avuto poi la conferma che Facc’e Bike, malgrado sia nata da poco tempo, ha davvero tanti amici. Che gioia rivedere Mimmo Tranchese per un tratto di strada ed avere con noi per tutto il percorso Giuseppe Mocerino della stessa associazione ! Pure i Fun-Biker che non hanno potuto partecipare alla ciclopedalata ci sono stati vicini con una ‘polacca’ (realizzata dal Laboratorio Feliciello di Parete) che ci è stata recapita ad personam dall’ottimo Giovanni Marzano. Davvero fantastici ! Alla fine, pure il meteo che ci è stato d’aiuto e la ciclopedalata si è sviluppata come previsto.

Siamo arrivati a Valle Maddaloni, a Sant’Agata dei Goti. Abbiamo scattato tantissime foto: al lavatoio Reullo, ma lungo tutto il percorso (forse troppe !). I Facc’e Bike amano catturare la bellezza dei paesaggi campani. Si fotografano, fanno selfie, si attardano. Amano, inoltre, la pasticceria Guadagno a Moiano: le sue crostatine alle noci e al miele, il caffè alla nocciola, la cortesia e l’ospitalità verso i ciclisti. Bisogna, quindi, comprenderli, perchè hanno un modo loro di vivere il ciclismo. La ciclopedalata ha attraversato l’abitato di Luzzano e percorso il relativo circuito, con le sue pendenze al 10%, ma anche con i meravigliosi paesaggi sul Monte Taburno. Non siamo purtroppo riusciti a far esplorare a tutti questa parte del percorso, perchè il gruppo si è un pò frammentato. Non siamo neanche riusciti a cantare la canzone di John Lennon, tutti insieme e a squarciagola. Ci sarebbe piaciuto. Ci dispiace in entrambi casi e speriamo di rimediare la prossima volta. E’ stata la nostra ciclopedalata e abbiamo tanto da imparare. Abbiamo, però, capito che è bene a volte osare, anche quando il tempo è incerto e che molto si può fare quando si hanno idee, gambe e buon umore.

Cicloracconto di una conquista. (Ho conquistato uno degli ultimi posti e fuori tempo massimo alla Randonnée di Napoli!)

Stamattina la nostra bellissima signora aristocratica si è presentata a noi tutta in tiro, ci ha mostrato la sua parte migliore, uguale e sempre diversa, usuale e sconvolgente: il panorama da Posillipo, il “lungomare liberato” (anche dalle invasioni barbariche pedonali)… il tempo di poche pedalate ed è venuta fuori anche l’anima dannata della nostra signora, quella che si manifesta in un degrado esteriore, ma quella che, nel bene e nel male, è parte integrante del suo carattere.

Con questi pensieri quasi quasi mi stavo dimenticando di “Lui”, che mi stava aspettando implacabile, il Vesuvio!
Diciamo che emocromocitometricamente parlando gli ultimi mesi non sono stati esaltanti per me e poi non un allenamento in palestra e unica uscita, un mese fa, su un percorso amorevolmente piano, pennellato per me dai miei Facc ‘e Bike.

Insomma, me la stavo a fa’ addosso, “Lui” mi faceva paura, ma non mi sono sottratta…e alla fine tra qualche kitemmuorto zigzagato e una cinquantina di metri a piedi (non gli ultimi per carità, l’onta di raggiungere il ristoro a piedi, giammai!) è arrivato pure il ristoro, pane marmellata e panorama!

Il peggio pareva passato.

Discesa a tutta, periplo del Vesuvio con saliscendi, sole, prima blu e poi verde, le Facce (e Bike) in lontananza, sono stanca, sul computerino non visualizzo più velocità e pendenza, ma la mappa… arò sta Somma Vesuviana?!! Insomma quasi quasi lo metto ancora sto 32, mi alleggerisc…TRACK!
Cambio andato, cambio smontato, io che eroicamente in sella alla bici monorapporto concludo la rando… ehm, no… Rewind …dicevo, io che democraticamente mi approprio della bici di Frank e sulla monorapporto ci mando lui!
… ma che c’entra lui è forte!!
Almeno arriviamo al secondo ristoro e poi io la chiudo qui “disse la sventurata non calcolando di essere circondata da folli essendo folle ella stessa”.
Morale, deviazione percorso, cambio della bici e via.
Sulla mountain bike assorbo meglio tutte le vibrazioni negative della città di Napoli al ritorno, sampietrini, sampietroni, selvaggità su quattro ruote e su due gambe.
Ultimo ristoro, delirio a Via Roma e Via Caracciolo (però, quanto sono belli i turisti tanti in questa città?) e, alla fine, ho conquistato uno degli ultimi posti e fuori tempo massimo alla Randonnée di Napoli!

Grazie Frank (Enzo Franchini) sei una sicurezza,
Grazie Facce Concetta Mauriello e Enzo Mazza, lo so che andavate più lenti per non perdermi… 😘
grazie a te della squadra MAVIN, mandato dal dio dei guasti meccanici… 🙏

Nota a margine
1.Ottima l’organizzazione, ma probabilmente Napoli con il suo hinterland immediato non si presta benissimo a manifestazioni del genere (i perché sono arcinoti per i ciclisti)

2. Mò riprendo gli allenamenti…

Sabato 16_2_2019

sabato 16_2_2019

Stamattina tutti puntuali ai vari punti di incontro, in 8 si parte per un giro in pianura! Oltre a noi soliti, c’è anche Gianfranco un nuovo amico di Mario a cui diamo il benvenuto.

Saluti, soliti sfottó, risate e sorrisi, mentre il vento ci è da subito contro.

Paolo e Antonio guidano il gruppo con la loro andatura costante e sicura.  Frank, spirito libero, ha la sua andatura anarchica e va come vuole. Gabriella, tenace come sempre, segue a ruota e non molla mai.

Tra chiacchiere, buche e pedalate più sostenute arriviamo a Caserta, ed è qui che la nostra strada incrocia dei binari: Antonio e Paolo (i più esperti del gruppo!) a un passo da me, cadono. Riesco a frenare, a controllare la bici e non cado a mia volta.

Stop tecnico obbligato. Lo spirito “faccebike” viene fuori soprattutto in questi momenti! Ci spostiamo subito dalla strada. Un po’ di paura, ma per fortuna nulla di rotto. La risata di Enzo ci incoraggia e si riparte alla grande!!

Destinazione: basilica di Sant’Angelo in Formis. Pavé in salita…e che vuoi di più!

Ma la fatica è subito ricompensata, la chiesa è stupenda e ci lascia senza fiato! Una delle tante meraviglie della nostra terra, sconosciuta ai più…

Qualche foto, qualche istante in silenzio in preghiera e si riparte.

Finalmente la sosta al bar, baciati dal sole. Proseguiamo per una a strada in campagna, bellissima, proprio come piace a me, tutta prati e greggi.

Oggi, come sempre, ci siamo persi e aspettati, sostenuti e mai persi d’occhio.

Il giro si è chiuso per alcuni a 100, per altri a 130km.

Ammaccati, affamati e stanchi ma… tutti felici e contenti.

#faccebike #spiritofaccebike #santangeloinformis #caserta #meraviglie #campaniafelix

Riflessione e racconto della Rando Partenope

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Domenica 10 Febbraio 2019 – Sant’Arpino palazzo Ducale, bella location molto accogliente, arrivo prestissimo forse ero il primo, parcheggio fuori dal palazzo e vado a prendermi il tesserino con annessi tagliandi ecc., intanto cominciano a venire altri ciclisti ci prepariamo per la partenza alle 7:00, ma appena stiamo per partire, una persona dello staff ci avvisa che il parcheggio previsto non e’ quello, ma al campo sportivo di Sant’Arpino, risistemiamo tutto in auto e andiamo in loco per poi ritornare alla partenza in bici. Caffe’, baba’ qualche saluto timbriamo e si parte, asfalto viscido per la pioggia appena cessata, andiamo in direzione Napoli arrivando a Capodichino primo spavento, Gennaro degli Iron Bikers schivando una buca sbanda e cade sfiorando un’auto che lo affiancava, incominciamo bene. Ci assicuriamo che non si sia fatto male e potesse continuare, iniziamo la discesa di Capodichino sembrava che la bici si spezzasse in due dalle vibrazioni, arriviamo a piazza Carlo III°molti deviano il percorso, intanto andiamo e presto arriviamo al primo punto controllo/ristoro al Castel Nuovo il Maschio Angioino,WhatsApp Image 2019-02-10 at 08.43.25.jpeg

con molto piacere scopro che il ristoro lo fa’ Don Cafe’ il barista ciclista, foto timbro saluti e si prosegue verso il caos del lungomare, schivando persone che erano nella ciclabile, ma la distrazione forte e’ lo spettacolo che ti ritrovi davanti, unico al mondo il golfo di Napoli con tutti i suoi meravigliosi colori. Ma non ci rilassiamo tanto che siamo pronti alla prima salita e che salita Via Orazio altra vetrina di Partenope che ci porta verso l’altro versante di Nisida – Bagnoli, tutto finisce in fretta e senza accorgerci ci ritroviamo nelle auto a Fuorigrotta in direzione rione Alto per l’ascesa all’Eremo dei Camaldoli.

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Ristoro con panino Napoletano e vino, vento freddo quando basta ultime foto panoramiche che potremo fare e via si scende verso Pozzuoli velocemente, lasciamo la zona Flegrea con le sue figure storiche e paesaggi vulcanici e all’improvviso ci ritroviamo a pedalare in gruppo con il ritmo di una gran fondo per un bel po’di tempo fino a Castelvolturno poi rallentiamo per fortuna, forse ci accorgiamo che non è molto “Rando”.
Il punto di ristoro di Santa Maria la Fossa sembrava che non arrivasse mai, la campagna li e’ immensa ma le strade sempre pietose, infatti ci passa un’autobulanza che si ferma appena dopo a soccorrere il Pedale Normanno.
La mia anima si scurisce e lì ho smesso di sognare.

Cerco di distrarmi al ristoro mangiando un piatto di pasta e del buon vino cercando di carpire qualche notizia dell’incidente, intanto dobbiamo andare la sera si avvicina, passiamo dalla Reggia di Carditello ci fermiamo per una foto

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ma siamo rimasti in pochi, proseguiamo verso l’interno fermandoci nei pressi del ponte di Annibale sul Volturno che collega Sant’Angelo in Formis a Triflisco, gustandoci al bar una bella crostata

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siamo rimasti in quattro e ci prepariamo alla salita dei Gradilli. Ultimi chilometri, scendiamo verso la Reggia di Caserta, sentiamo le forze che ci lasciano e con animo scherzoso per farci forza iniziamo a cantare. Ci siamo arriva il buio, ma arriviamo anche noi km 188 sara’ l’ansia della prima Randonee’ dell’anno ma e’ stata dura…poso la bici in auto e contemporaneamente a voce alta urlo due frasi “non voglio vedere piu’ la bici” subito dopo “fino a domani”, si perche’ in fondo e’ questo quello che siamo amanti della bicicletta per sempre.

Premetto che qualunque riuscita una manifestazione abbia, l’impegno di chi organizza è sempre da lodare,sia per l’impegno che ci mette sia la fatica che spende, faccio ancora i miei complimenti alla Hard Bike Sant’arpino

Contro – ho avuto sempre qualche perplessità per la condizione delle nostre strade e sul traffico, mi chiedevo come si sarebbe affrontato tutto questo,

pro – giustamente la nostra città offre tantissime bellezze da ammirare c’è il rischio di perdersi.

Infatti il mio pensiero sulle Rando è quello di ammirare panorami, natura e respirare la libertà che tutto questo ti regala, godere del tempo con gli amici del gruppo o quelli che conoscerai pedalando con tutta spensieratezza.

”Un Randagio per sempre,,

Rapha: Epilogo

Ci sono riuscito ! Di nuovo ! Sono Rapha-niello per la seconda volta ! Le due tappe finali mi hanno portato a Lauro e a Roccanairola. Dopo tanto pedalare, la fatica si sente e si comprende come reagisce il corpo a queste sfide. Nel corso della settimana le gambe hanno girato un giorno sì e giorno no.

La mattina della tappa a Lauro non andavo per niente. Le gambe erano pesanti: solo grazie alla compagnia di Mario si sono sciolte a mano a mano che procedevamo e soprattutto che la temperatura diveniva progressivamente più dolce. In questo caso, abbiamo deciso di arrivare fino all’uscita di Moschiano, evitando di fare la salita di Santa Cristina. Al bivio siamo ritornati indietro facendo sosta al bar Santaniello a Lauro. Lauro è nota per il Museo dedicato a Umberto Nobile e per il Castello Lancellotti. Umberto Nobile è stato il primo a trasvolare il Polo Nord con il dirigibile Norge il Polo Nord nel 1925 e il museo conserva tantissime testimonianze delle sue imprese. Ricordo bene il film la Tenda Rossa, in cui si racconta di come il dirigibile Italia si sia schiantato al Polo Nord e di come una tenda rossa (il film si può vedere su RaiPlay), perlappunto, salvò lui, ma non tutti, purtroppo, i membri dell’equipaggio nel corso della sfortunata avventura del 1928. Il Museo è vicino al Castello Lancellotti, una residenza d’epoca ricca di vestigia e di interesse storico che è il centro dell’evento annuale, Lumina in Castro, che ha luogo ogni anno nel corso dell’estate.

L’ultimo giorno, invece, la gambe giravano di nuovo e ho deciso di chiudere la Rapha 500 a Roccarainola in compagnia di Enzo. La tappa di Roccarainola è semplice, quasi tutta in pianura, ma la realizziamo lungo un percorso che ho ormai colladauto. Al bivio di Gaudello, ci dirigiamo a Pezzalunga, quindi passiamo Polvica con le sue innumerevoli cave e da Cicciano saliamo per Roccarainola su alcune strade interne in leggera salita, ma attrezzate in modo da favorire passeggiate, trekking e runners. Roccanairola è immersa nel silenzio, mentre passiamo. Noto tanti alberi di limoni carichi di frutti. A questo punto, i 500 km sono raggiunti e superati da un pezzo ! Mi rilasso e penso a come è diversa l’esperienza del pedalare tutti i giorni. In fondo, la sfida è proprio questa: riuscire ad andare in bici, seguendo un ritmo diverso dal solito, sperimentandosi e mettendosi alla prova seguendo distanze, tempo e recuperi diversi. Ho imparato a capire meglio le reazioni del corpo e a gestire le fasi di crisi che inevitabilmente giungono. Senza strafare si riescono a superare gli ostacoli e si comprende un pò di se stessi e soprattutto dei propri limiti.

Di ritorno a casa, non mi resta che caricare i dati dal ciclo-computer alla piattaforma Strava e attendere il messaggio di conferma del superamento della sfida. Da questo punto di vista, Strava ti permette di capire giorno per giorno a che punto sei. Non solo, ma anche di valutare a che punto sono gli altri: gli amici, coloro che segui e altri ciclisti che in Italia e in tutto il mondo stanno facendo la stessa sfida. Il ranking è un ulteriore elemento di motivazione che permette di capire la tua posizione rispetto a quella degli altri. Rapha Festive 500 non è una competizione, anche se ho il sospetto che si possa usare in questa chiave. Sono sempre sorpreso nel vedere che c’è chi completa la sfida in pochissimi giorni e rimane saldamente al top del ranking, contribuendo a consolidare la propria posizione nei giorni successivi pedalando ancora ! E’ la logica della performatività che caratterizza, purtroppo, il nostro tempo e le nostre attività, anche quelle dello sport e del tempo libero.

Ricevo, infine, il messaggio. Sfida completata, posso richiedere il premio. Riempio le informazioni e opto come promesso per il World Bycicle Relief. Spero che l’equivalente del badge in tessuto possa sostenere questi progetti di sviluppo. Bisogna prendersi cura del mondo, all’interno e contro le logiche del capitalismo contemporaneo, se vogliamo che ci sia ancora un mondo. Si può iniziare con piccole scelte e piccoli gesti: come andare in bici, in modo diverso, non convenzionale. Buon Anno !