Un tram che si chiama Desiderio, ovvero la bici al tempo del Covid19

In questo tempo di confinamento sociale, il ciclista si trova in casa a rimuginare. Quando potrò uscire di nuovo ? Ritornare di nuovo in sella? Vive nell’attesa di qualcosa che verrà, senza sapere quando accadrà. E’ una condizione comune ormai a tutti in questa pandemia: quella di attendere, osservare l’andamento dei contagi, ascoltare il Presidente del Consiglio e quello della Regione, sperando in una possibilità, nel quadro delle norme esistenti, per poter di nuovo pedalare in libertà. Il ciclista sperimenta un conflitto tra desiderio e realtà. Può apparire egoista e irresponsabile. Ma il ciclista sa bene ciò che sta accadendo; gli è noto che tutti insieme stiamo fronteggiando uno stato d’emergenza. Magari, purtroppo, ha diretta conoscenza del Covid19, perchè è infermiere, medico oppure paziente. Eppure, non può fare a meno di pensare al suo desiderio. Bisogna capire, infatti, che siamo ‘mente’ e ‘corpo’.

Il desiderio, come diceva Deleuze, è una concatenazione di elementi. Citando Proust nell’Abecedaire Deleuze diceva ‘io non desidero una donna, io desidero anche il “paesaggio” che è contenuto in quella donna, un paesaggio che forse neanche conosco, ma che intuisco, e finché non ho sviluppato questo paesaggio che l’avviluppa io non sarò contento, cioè il mio desiderio non sarà compiuto, resterà insoddisfatto’. Si desidera, dunque, non solo la bici, ma anche tutti gli elementi che sono concatenati all’uscita in bici. Il controllo della pressione delle ruote, la scelta del completino, la discussione con gli amici sul percorso da farsi, la negoziazione sull’orario d’uscita, l’inevitabile conflitto con la moglie, con il marito, con l’amante perchè si antepone la bici a tutto il resto, la vestizione al mattino, l’adrenalina prima di una gara (nel caso in cui si partecipa ad una Gran Fondo), l’incontro con gli amici, la scelta del caffè dove fare la pausa nel corso dell’uscita, i panorami e le attrazioni culturali lungo il percorso, le ‘piccole competizioni’ e gli sfottò tra ciclisti, l’analisi dei segmenti su Strava, le foto e il relativo commenti successivi all’uscita, etc.

Un’uscita in bici, infatti, non è solo pedalare a testa bassa. Un piacere solitario. E’ invece un desiderio collettivo. Non solo un piacere individuale, ma un desiderio che si costruisce in comune, mettendo insieme vari pezzetti. Ciò che nega lo stato d’emergenza è proprio la possibilità del riprodursi di questa concatenazione. Bisognerebbe capirlo, tra l’altro, se si vuole incentivare l’uso della bici anche nella mobilità urbana. La ragione per cui ad esempio si usa l’auto non è soltanto legata alla sua efficacia in termini di mobilità, ma anche alla concatenazione di elementi che inducono a costruirla in un orizzonte comune di desiderio. La comodità, la silenziosità, l’affidabilità, la velocità, i piccoli rituali come quelli legati ai fumatori, oppure all’ascolto della radio, della musica, mentre si guida, ciò che l’auto rappresenta simbolicamente nel mondo del lavoro. Sappiamo bene che si può preferire un mezzo pubblico, quando la concatenazione di questi elementi non può essere soddisfatta. Si tratta, quindi, di capire che non si tratta di soddisfare semplicemente un bisogno di mobilità, ma di sviluppare un desiderio, soprattutto se si vuole, come nel caso della mobilità alternativa in bici di apprezzarne le qualità.

In questo momento di compressione del desiderio, il ciclista ha trovato due ‘beni-rifugio’: i rulli e i ricordi. I rulli sono, di solito, noiosissimi. Non è lo spinning che si fa in compagnia. Il ciclista sarebbe felicissimo di una possibilità del genere. I rulli si fanno in casa, oppure in ambiente circoscritto, e si pedala da soli, senza spostarsi di un centimetro. Si tratta, infatti, di una simulazione che ha tuttavia dei pregi dal punto di vista dell’allenamento anche se naturalmente non sono sufficienti per produrre una condizione fisica di un certo livello. Di sicuro aiutano e tra l’altro in questo periodo sono diventati molto sofisticati, accoppiandosi con dispositivi digitali che permettono una forma di socialità on line su percorsi reali. Nel nostro gruppo ad esempio c’è chi sta partecipando al Giro d’Italia virtuale oppure chi si collega su una diretta Facebook con altri ciclisti e con la musica, secondo un modello che ricorda lo spinning, anche se non è la stessa cosa. Tecnologia, multimedialità, simulazione al computer stanno permettendo lo sviluppo dello smart cycling, secondo percorsi innovativi che non saranno necessariamente destinati a scomparire nel momento in cui si potrà uscire come al solito. Presuppongono, naturalmente, investimenti che non tutti i ciclisti sono in grado di sostenere ed anche una capacità da ‘smanettoni’ del computer. Il desiderio, in questo caso, trova un suo nuovo spazio; la soluzione tecnologica, invece, una finestra di opportunità per permettere la sopravvivenza di piattaforme come Strava.

L’altro ‘bene-rifugio’ sono i ricordi. Le fotografie e i racconti aiutano. Alimentano il desiderio. Il ricordo delle ‘gesta’ permette di tener viva una memoria, cogliendo alcuni aspetti che la soluzione tecnologica non riesce a riprodurre completamente. Pure in questo caso, la dimensione tecnologica non scompare, ma diventa un supporto. I ciclisti amano pubblicare le loro foto su Facebook. Soprattutto nei giorni di festa vengono scattate tantissime foto. Invariabilmente l’algoritmo di Facebook restituisce il ricordo di quelle giornate e riattiva il desiderio. Due anni fa per esempio il nostro gruppo organizzò una ‘zingarata’ il Primo Maggio insieme a Giuseppe Gallina, nostro faro alla scoperta del Casertano. Partimmo da Ruviano e facemmo un bellissimo giro nel Caiatino prima di una delle nostre partecipazioni alla Randonnèe delle Sorgenti che si sarebbe disputata qualche domenica successiva. Ricordo che ad Ailano fummo accolti nel momento in cui la banda iniziava il concerto in piazza. Al termine partecipammo, infine, alla festa di piazza a Ruviano. Fu una giornata indimenticabile, tra bellezze naturali e attività sociali, tra le quali una gara di ‘bevute’ tra gruppi in competizione, scandite da ‘Aiz, aiz, aiz…acala, acala, acala…’ detto prima in italiano e poi successivamente in spagnolo, a mano a mano che diventavamo più allegri. Rispetto alle soluzioni tecnologiche, il pregio dei ricordi è che sono ‘economici’. Si possono rievocare attraverso una fotografia (a patto di averla salvata !).

Rulli e ricordi aiutano, però, non bastano. Sono elementi del desiderio di andare in bici, ma non sono quella concatenazione che ci spinge ad andare in sella. Dovremmo ancora aspettare. Si sa che l’attesa nutre il desiderio. Non possiamo, dunque, che augurarci che il desiderio possa tradursi presto in azione. Vorrebbe dire che le politiche sono riuscite a quadrare il cerchio tra desiderio e realtà. Oppure semplicemente che è ‘passata ‘a nuttata’.

8 Marzo: Il Percorso della Ciclopedalata Arcobaleno

La Ciclopedalata Arcobaleno è il secondo appuntamento del calendario delle ciclopedalate del Rando Tour Campania. Il percorso di circa 110 km attraversa i comuni di S. Agata dei Goti, Melizzano, Limatola ed avrà un’altimetria che supererà di poco i 1000 metri.  Sarà possibile ammirare bellezze artistiche, paesaggistiche, naturalistiche e ci sarà spazio per l’enogastronomia con un due punti di ristoro. Il percorso si sviluppa prevalentemente su strade a basso impatto di traffico tra le province di Napoli, Caserta e Benevento. Prevede uno ‘strappo’ e tre salite, tutte brevi e pedalabili.

La giornata inizierà alle 7:30 presso il Centro Pomilia di Pomigliano (Via Sandro Pertini 40) che è dotato di servizio docce, di un’area parcheggio e di un ristorante-bar. La partenza della ciclopedalata sarà, però, ‘alla francese’ dalle 8:00 alle 8:30 presso Biciclette Marzano, in Via Nazionale delle Puglie, 220/24 (Pomigliano d’Arco) che dista qualche chilometro dal punto riunione. 

La ciclopedalata condurrà da Cancello Scalo a Durazzano attraverso i tornanti della ben nota salita, e di lì al primo punto di controllo/ristoro nel centro storico di Sant’Agata de Goti, presso la sede della proloco. Il passaggio di Sant’Agata vi darà occhi nuovi per la scoperta di uno dei borghi più belli d’Italia!

In uscita dal centro di Sant’Agata ad attendere i ciclisti ci saranno altre tre ‘salitelle’ del nostro tour: lo strappo della Valle del Diavolo e le salite di Faggiano e di Laiano per un ‘assaggio’ delle prime pendici del Taburno. Dall’altezza di Laiano, la cima più alta della giornata, si planerà in discesa, dal bivio di Frasso Telesino, al comune di Melizzano in direzione di Castel Campagnano. Avremo modo di attraversare il ponte sul Volturno e di giungere al secondo posto di controllo/ristoro nel Comune di Limatola, nota per il castello medioevale e per i mercatini di Natale. Da Limatola si ritornerà, passando per il famoso Acquedotto Carolino e, quindi, al bivio della fontana di Gaudello al Centro Pomilia di Pomigliano per il pasta-party finale.

Coloro che volessero soggiornare nei dintorni del punto di partenza della ciclopedalata, il Centro Pomilia mette a disposizione piccole camere uso foresteria. Coloro che fossero interessati possono contattare la ASD Facc’è Bike al seguente indirizzo email: Faccebike@gmail.com. In ogni caso, a richiesta, coloro che sono interessati ad altre sistemazioni, la ASD fornirà consigli ed indirizzi su hotel e B&B nelle vicinanze.

A breve sarà possibile iscriversi alla ciclopedalata sul sito della ARI dove sarà disponibile anche la traccia GPS. Le iscrizioni si chiudono il 6 marzo 2020. 

Letture consigliate: La felicità in bicicletta di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi

L’estate è tempo di lettura. Un ombrellone, una sdraio, un terrazzo all’ombra sono luoghi ideali per leggere e riflettere, dedicandosi, magari, al best seller, oppure a quel romanzo che avremmo voluto leggere, ma che non siamo mai riusciti a completare. In questo post vorrei consigliare ai ciclisti la lettura del bel libro di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi dal titolo e dal sottotitolo ‘La felicità in bicicletta. Mindfulfuness dinamici per ciclisti consapevoli’, pubblicato dalle Edizioni il Punto di Incontro. Il libro non è un trattato filosofico, ma un godibilissimo e agile volume molto ben scritto che presenta un punto di vista sulla felicità in bici: cosa la procura e come la si può riprodurre nel tempo.

Il testo di Valter e Daniela è il risultato di una sapiente tessitura tra saperi, impressioni e filosofia del ciclismo: emerge dal blog My Bike Way, ma scaturisce dalla meditata rielaborazione di diversi post, che conduce ad un approccio olistico alla bici che ha l’obiettivo dichiarato di tendere ad una armoniosa connessione tra corpo e pratica ciclistica. I due autori fondono le loro esperienze e conoscenze: Valter è un architetto, è consigliere dell’Audax, l’associazione dei randonneur italiani, oltre ad essere responsabile del progetto Riciclovie; Daniela è una farmacista che ha sviluppato una expertise nella omeopatia, nella medicina naturale e nelle pratiche meditative finalizzate allo sviluppo del benessere psicofisico.

Perché un libro di questo tipo? Qual è la domanda di base? Vi è forse un modo di andare in bici che può rendere infelice? Gli autori non lo dicono in modo esplicito, ma sottotraccia lo si comprende. Vi è, infatti, una modalità infelice del ciclismo, in cui il prevalere della logica della performance ad ogni costo può condurre a percorrere il ‘sentiero oscuro’ della pratica sportiva. Nel sentiero oscuro l’ossessione competitiva finisce per produrre un disequilibrio, una scompensazione che rende il ciclista infelice. Vi è, invece, un altro modo di fare ciclismo che trasforma l’energia che dà la pratica ciclistica a beneficio del ciclista. Il libro è orientato, quindi, a mostrare, e a indicare in che modo è possibile liberare, il desiderio di vita che il ciclismo dona a coloro che lo praticano.

Il testo fa capire, però, che la felicità non si ottiene in modo automatico, richiede ‘mindfulness’, vale a dire consapevolezza. Si produce nel momento in cui si sviluppa riflessione-in-azione, si attiva quell’esperienza del flusso (della connessione mente-corpo) che ha effetti benefici sul sistema immunitario. Lo si può fare? Secondo i nostri autori la risposta è positiva e il libro spiega il come in 37 piccoli capitoli tematici, inframmezzati da bellissimi disegni di Valter e da splendide citazioni all’inizio di ciascuna sezione, che aiutano ad inoltrarsi nel cammino della consapevolezza.

Si scoprono, quindi, tante cose e si sfatano molti miti. Sesso e bici, per esempio, non sono incompatibili; che si può uscire anche quando piove; che la bici non è solo per gli uomini, ma che ha una tradizione nobile al femminile (basti pensare all’uso della bicicletta nel corso della Resistenza); che si possono fare lunghi viaggi in bici; che si può viaggiare anche di notte, contrariamente ai luoghi comuni, e che ormai il ciclismo è notevolmente diversificato, comprendendo, MTB, gravel, e-bike, etc. Per ognuno di questi argomenti i nostri autori offrono informazioni, contestualizzazioni e consigli per andare in bici e essere (per quanto possibile) felici. Non manca quasi niente. A voler essere pignoli un capitolo l’avrei dedicato alle cadute e agli infortuni che potrebbero offrire notevoli spunti al ciclismo meditativo. La meditazione, in questo caso, è utile per riflettere sui propri limiti. Ma è un dettaglio per un’opera piacevole da leggere e completa dal punto di vista della tesi argomentativa.

Il libro non è strutturato in modo lineare, cosicchè, pur comprendendosi la tesi dominante, permette di essere letto saltando da un capitolo all’altro, seguendo la logica ipertestuale, consentendo a ciascuno di seguire il proprio passo e tracciando la propria strada. L’insegnamento che si coglie, in fondo, è che si può meditare pedalando, acquisire mindfulness eseguendo un costante esercizio in condizioni di equilibrio: una perfetta metafora della bici e della vita. Buona lettura !

CicloPedalata della pace. ‘Give peace a chance’

La fortuna aiuta gli audaci ! Avevamo deciso di organizzare la nostra prima CicloPedalata il 13 Aprile con cura. Ci era venuta una bell’idea. Ricordare, a ridosso della settimana pasquale, che circa 50 anni fa, nella stanza 1742 del Queen Elizabeth Hotel di Montreal, John Lennon incise ‘Give peace a chance!’ Quale migliore occasione per ricordare questa canzone e il suo significato. Ci eravamo divisi i compiti: pubblicizzare l’iniziativa su Fb, provare il percorso, fare un sopralluogo presso il punto ristoro, tenere i contatti con coloro che avevano aderito. Non avevamo fatto i conti con Giove pluvio ed eravamo con il fiato sospeso, perchè le previsioni non era buone. D’altro canto, ormai il gruppo è a prova di pioggia. Ne abbiamo preso così tanta nella mezza rando del Monte Stella che neanche la pioggia sembra fermarci. Eravamo, però, incerti sulle presenze. Gli eventi su Facebook sono una bella invenzione, ma chi ti assicura che cliccando ‘parteciperò’, oppure messaggiando che ci sarà, parteciperà davvero alla ciclopedalata, magari in condizioni meteo avverse? Il nostro evento era andato rapidamente in sold-out, ma davvero lo sarebbe stato? Alle prime pedalate verso l’appuntamento, quindi, il gruppo guardava il cielo ed era silenzioso, presagiva forse che all’appuntamento ci saremmo trovati in pochi. I presagi negativi, però, si sono via via dissolti quando ci siamo ritrovati in più di venti.

Abbiamo avuto poi la conferma che Facc’e Bike, malgrado sia nata da poco tempo, ha davvero tanti amici. Che gioia rivedere Mimmo Tranchese per un tratto di strada ed avere con noi per tutto il percorso Giuseppe Mocerino della stessa associazione ! Pure i Fun-Biker che non hanno potuto partecipare alla ciclopedalata ci sono stati vicini con una ‘polacca’ (realizzata dal Laboratorio Feliciello di Parete) che ci è stata recapita ad personam dall’ottimo Giovanni Marzano. Davvero fantastici ! Alla fine, pure il meteo che ci è stato d’aiuto e la ciclopedalata si è sviluppata come previsto.

Siamo arrivati a Valle Maddaloni, a Sant’Agata dei Goti. Abbiamo scattato tantissime foto: al lavatoio Reullo, ma lungo tutto il percorso (forse troppe !). I Facc’e Bike amano catturare la bellezza dei paesaggi campani. Si fotografano, fanno selfie, si attardano. Amano, inoltre, la pasticceria Guadagno a Moiano: le sue crostatine alle noci e al miele, il caffè alla nocciola, la cortesia e l’ospitalità verso i ciclisti. Bisogna, quindi, comprenderli, perchè hanno un modo loro di vivere il ciclismo. La ciclopedalata ha attraversato l’abitato di Luzzano e percorso il relativo circuito, con le sue pendenze al 10%, ma anche con i meravigliosi paesaggi sul Monte Taburno. Non siamo purtroppo riusciti a far esplorare a tutti questa parte del percorso, perchè il gruppo si è un pò frammentato. Non siamo neanche riusciti a cantare la canzone di John Lennon, tutti insieme e a squarciagola. Ci sarebbe piaciuto. Ci dispiace in entrambi casi e speriamo di rimediare la prossima volta. E’ stata la nostra ciclopedalata e abbiamo tanto da imparare. Abbiamo, però, capito che è bene a volte osare, anche quando il tempo è incerto e che molto si può fare quando si hanno idee, gambe e buon umore.

Facc’e Bike sul Sentiero degli Dei

Oggi abbiamo lasciato la bici e usato i piedi ! Siamo andati sul Sentiero degli Dei ! Dopo aver percorso tante volte la Costiera in bicicletta, l’abbiamo ammirata dall’alto dal magico sentiero. Eravamo un bel gruppone, ma siamo riusciti ad andare da Agerola a Nocelle, andata e ritorno. Grazie alla guida attenta di Francesco, abbiamo scoperto la Grotta del Biscotto, la Chiesa di San Domenico, le falesie per gli arrampicatori. Abbiamo appreso che un tempo non troppo lontano, qualcuno aveva pensato di distruggere il sentiero per farci una strada per raggiungere velocemente Positano, ma che un movimento di cittadini è riuscito ad impedirlo. Meno male ! Ora il sentiero è una risorsa turistica di grande pregio e tanti hanno capito che ci si può costruire un mondo e un’economia alternativa.

Sabato 16_2_2019

sabato 16_2_2019

Stamattina tutti puntuali ai vari punti di incontro, in 8 si parte per un giro in pianura! Oltre a noi soliti, c’è anche Gianfranco un nuovo amico di Mario a cui diamo il benvenuto.

Saluti, soliti sfottó, risate e sorrisi, mentre il vento ci è da subito contro.

Paolo e Antonio guidano il gruppo con la loro andatura costante e sicura.  Frank, spirito libero, ha la sua andatura anarchica e va come vuole. Gabriella, tenace come sempre, segue a ruota e non molla mai.

Tra chiacchiere, buche e pedalate più sostenute arriviamo a Caserta, ed è qui che la nostra strada incrocia dei binari: Antonio e Paolo (i più esperti del gruppo!) a un passo da me, cadono. Riesco a frenare, a controllare la bici e non cado a mia volta.

Stop tecnico obbligato. Lo spirito “faccebike” viene fuori soprattutto in questi momenti! Ci spostiamo subito dalla strada. Un po’ di paura, ma per fortuna nulla di rotto. La risata di Enzo ci incoraggia e si riparte alla grande!!

Destinazione: basilica di Sant’Angelo in Formis. Pavé in salita…e che vuoi di più!

Ma la fatica è subito ricompensata, la chiesa è stupenda e ci lascia senza fiato! Una delle tante meraviglie della nostra terra, sconosciuta ai più…

Qualche foto, qualche istante in silenzio in preghiera e si riparte.

Finalmente la sosta al bar, baciati dal sole. Proseguiamo per una a strada in campagna, bellissima, proprio come piace a me, tutta prati e greggi.

Oggi, come sempre, ci siamo persi e aspettati, sostenuti e mai persi d’occhio.

Il giro si è chiuso per alcuni a 100, per altri a 130km.

Ammaccati, affamati e stanchi ma… tutti felici e contenti.

#faccebike #spiritofaccebike #santangeloinformis #caserta #meraviglie #campaniafelix

Facc’e Bike sul Sentiero degli Dei il 16 Marzo

Facc’e Bike è anche a piedi !

Sabato 16 marzo percorreremo il Sentiero degli Dei da Agerola fino a Nocelle. Sarà l’occasione per ammirare uno dei posti più belli della Costiera Amalfitana. Una guida ci accompagnerà illustrandoci le bellezze paesaggistiche e culturali dei luoghi. L’escursione inizierà e si concluderà in Piazza Capasso ad Agerola per una durata presumibile di 5 ore. Il programma prevede: a) riunione del gruppo: ore 8:00 b) partenza 9:00 c) arrivo 14:00. Chi è interessato all’escursione è pregato di mandare una mail entro il 5 marzo 2019 a: faccebike@gmail.com.

Per motivi organizzativi, il numero massimo dei partecipanti è fissato a 40. La lista dei partecipanti sarà composta secondo l’ordine dell’arrivo del messaggio all’indirizzo mail dell’associazione. Ogni potenziale partecipante dovrà inviare un messaggio: a) per dichiarare la disponibilità all’escursione di max 2 partecipanti e b) indicare un numero di cellulare con recapito Whatsapp per le comunicazioni relative all’evento. Coloro che sono inclusi nella lista riceveranno un messaggio di conferma. 

Coloro che parteciperanno all’escursione dovranno indossare un abbigliamento adeguato ad una escursione su un sentiero naturalistico (si raccomandano scarpe comode, K-Way, acqua, colazione al sacco). Nel caso di condizioni meteo avverse l’escursione verrà annullata e sarà data informazione in tempi utili ai partecipanti.

L’escursione è gratis per i nuovi tesserati. I non tesserati pagheranno, invece, 5 euro che saranno versati al segretario della ASD in occasione della riunione di gruppo in Piazza Capasso ad Agerola. I non tesserati, in quella sede, saranno invitati a firmare una liberatoria di responsabilita’ per incidenti e/o danni. L’adesione all’escursione è volontaria. Facc’e Bike ASD declina ogni responsabilita’ per incidenti e/o danni che dovessero accadere a persone e/o cose, prima, durante e dopo l’escursione.

Se sei un ciclista, ami camminare e sei interessato a tesserarti con Facc’è Bike manda una manifestazione di interesse con un numero telefonico a faccebike@gmail.com. Sarai ricontattato !