La strada

Vivere è un atto di fiducia, sempre.
Andare in biciletta di più.

Tutti noi ci affidiamo alla buona condotta e alla buona fede degli altri, qualsiasi cosa facciamo, perfino se stiamo in una casa che speriamo qualcuno abbia costruito per noi in modo corretto.

Uscire in bicicletta su strada, su asfalto, è un atto di coraggio oltre che di fiducia.

L’asfalto è come la savana. Vi avventurereste nella savana, così, senza protezione, senza precauzioni? Eh No! La savana non è un luogo adatto ad un uomo indifeso, la savana è degli animali che la abitano.

E l’asfalto è dei veicoli a motore. SENZA SE E SENZA MA.

In un qualsiasi “diverbio” tra ciclista e automobilista alla fine il ciclista quasi deve “giustificarsi”.

Un TIR non si ferma ad uno STOP rischiando di travolgere la ciclista che gli sta davanti e, insieme alle scuse (almeno quelle, una volta tanto) ci viene gentilmente dato un consiglio: “LA PROSSIMA VOLTA INDOSSATE ABITI PIU’ VISIBILI!!”

Un po’ come “hai messo la minigonna? Te la sei cercata!”, pensavo pedalando col cuore nello stomaco e le gambe molli dopo l’episodio. E no, non è un’esagerazione…è solo, banalmente, la legge del più forte.

Anche la ciclista ha voluto dare un consiglio al camionsta: “LA PROSSIMA VOLTA FERMATI ALLO STOP!”

Il più forte non è solo ESAGERATAMENTE più forte…è anche, il più delle volte, indolente.

Si stanca ad alzare il piede dall’acceleratore e frenare!

E’ questa, (forse più dell’eccesso di velocità) la causa più comune, nella mia piccola esperienza da ciclista, del verificarsi di episodi pericolosi.

Il mostro che Concetta si è quasi trovata addosso mentre passava davanti allo stop, semplicemente non ha guardato davanti, ha guardato alla sua sinistra perché, in assenza di auto in arrivo avrebbe voluto proseguire e svoltare senza fermarsi.

Non è stato in cattiva fede, non è stato prepotente, semplicemente non l’ha vista perché era INDOLENTE.

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

Quando con la bici passo davanti a una rampa di accesso a una strada a scorrimento veloce o all’ingresso di un benzinaio tiro fuori il braccio sinistro, come se dovessi svoltare pur dovendo proseguire dritto.

Un gesto semplice che dissuade l’automobilista dietro di me dal fare una manovra pericolosissima, superarmi per poi imboccare la strada alla mia destra. Superarmi senza calcolare nessuna distanza, senza tenere conto che sono in equilibrio precario, superarmi come se fossi uno scatolone di cartone poggiato sull’asfalto che tanto pure se lo tocchi, che fa!

L’indolenza mista alla prepotenza del più forte!

Al minuto 1:03 del video qui sotto un esempio concreto di quanto spiegato fin qui.

Una “normale” manovra di taglio della strada al ciclista

Non è diventato un incidente solo perché la ciclista (sempre Concetta) doveva a sua volta girare e quindi aveva rallentato.

Ma cosa sarebbe accaduto se Concetta fosse andata dritto e a velocità sostenuta?

Dice “beh, l’automobilista si sarebbe fermato”, MA CERTO! provate ad uscire ogni tanto con noi in bicicletta…

Sappiamo solo che l’automobilista

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

“Ma voi ciclisti siete scostumati, camminate affiancati sulla strada”.

E’ vero, può capitare, ed è sbagliato, anzi vietato, diciamolo chiarmante, ma veramente si può mettere allo stesso livello manovre sbagliate e pericolosissime, infrazioni enormi di velocità sulle strade con “ma voi camminate appaiati”?

NOTA A MARGINE: difficilmente si pedala sulle highways americane. Le strade che frequentiamo, tranne rarissime eccezioni hanno larghezza ridotta, normalmente le auto non riescono a superarci e a rimanere nel proprio senso di marcia neanche quando si procede in fila. Quindi devono attendere che non arrivi nessuno di fronte e a quel punto che ci sia un ciclista o due appaiati è indifferente (il procedere appaiati resta comunque SBAGLIATO E VIETATO). In più, il nuovo codice della strada prevede che la manovra di sorpasso debba lasciare un margine di 1,5 metri tra auto e ciclista.

In conclusione, la storia del procedere appaiati, benché da evitare, raramente rappresenta un reale ostacolo alla circolazione, ha piuttosto il sapore del “qualcosa bisogna pur dire”.

Pubblicando questo scritto avrò cura di non renderlo visibile a mia madre, mia sorella e alla famiglia di Concetta, perché se io so di essere in pericolo ma supero la paura con le infinite energie positive che mi regala la biciletta, posso solo immaginare il senso di smarrimento di chi ti vuole bene e ogni volta aspetta il messaggino al tuo rientro.

Sono automobilista anch’io. Molto più automobilista che ciclista, qualche volta anch’io sono stata impaziente, o, più raramente, imprudente, ma stare dalla parte debole del mondo ti regala una visione diversa e preziosa, un’esperienza che sarebbe istruttiva e utile se applicata a tante altre “disparità di forze” di questo nostro mondo (la disparità tra uomo e animali, la disparità tra uomo ricco e uomo povero), ma queste sono altre storie.

Guidate con prudenza (posate gli smartphone) e abbiate cura dei soggetti deboli sulla strada.

Cicloracconto di una conquista. (Ho conquistato uno degli ultimi posti e fuori tempo massimo alla Randonnée di Napoli!)

Stamattina la nostra bellissima signora aristocratica si è presentata a noi tutta in tiro, ci ha mostrato la sua parte migliore, uguale e sempre diversa, usuale e sconvolgente: il panorama da Posillipo, il “lungomare liberato” (anche dalle invasioni barbariche pedonali)… il tempo di poche pedalate ed è venuta fuori anche l’anima dannata della nostra signora, quella che si manifesta in un degrado esteriore, ma quella che, nel bene e nel male, è parte integrante del suo carattere.

Con questi pensieri quasi quasi mi stavo dimenticando di “Lui”, che mi stava aspettando implacabile, il Vesuvio!
Diciamo che emocromocitometricamente parlando gli ultimi mesi non sono stati esaltanti per me e poi non un allenamento in palestra e unica uscita, un mese fa, su un percorso amorevolmente piano, pennellato per me dai miei Facc ‘e Bike.

Insomma, me la stavo a fa’ addosso, “Lui” mi faceva paura, ma non mi sono sottratta…e alla fine tra qualche kitemmuorto zigzagato e una cinquantina di metri a piedi (non gli ultimi per carità, l’onta di raggiungere il ristoro a piedi, giammai!) è arrivato pure il ristoro, pane marmellata e panorama!

Il peggio pareva passato.

Discesa a tutta, periplo del Vesuvio con saliscendi, sole, prima blu e poi verde, le Facce (e Bike) in lontananza, sono stanca, sul computerino non visualizzo più velocità e pendenza, ma la mappa… arò sta Somma Vesuviana?!! Insomma quasi quasi lo metto ancora sto 32, mi alleggerisc…TRACK!
Cambio andato, cambio smontato, io che eroicamente in sella alla bici monorapporto concludo la rando… ehm, no… Rewind …dicevo, io che democraticamente mi approprio della bici di Frank e sulla monorapporto ci mando lui!
… ma che c’entra lui è forte!!
Almeno arriviamo al secondo ristoro e poi io la chiudo qui “disse la sventurata non calcolando di essere circondata da folli essendo folle ella stessa”.
Morale, deviazione percorso, cambio della bici e via.
Sulla mountain bike assorbo meglio tutte le vibrazioni negative della città di Napoli al ritorno, sampietrini, sampietroni, selvaggità su quattro ruote e su due gambe.
Ultimo ristoro, delirio a Via Roma e Via Caracciolo (però, quanto sono belli i turisti tanti in questa città?) e, alla fine, ho conquistato uno degli ultimi posti e fuori tempo massimo alla Randonnée di Napoli!

Grazie Frank (Enzo Franchini) sei una sicurezza,
Grazie Facce Concetta Mauriello e Enzo Mazza, lo so che andavate più lenti per non perdermi… 😘
grazie a te della squadra MAVIN, mandato dal dio dei guasti meccanici… 🙏

Nota a margine
1.Ottima l’organizzazione, ma probabilmente Napoli con il suo hinterland immediato non si presta benissimo a manifestazioni del genere (i perché sono arcinoti per i ciclisti)

2. Mò riprendo gli allenamenti…