La Nuova Rando delle Sorgenti

Ieri ha avuto luogo la Rando delle Sorgenti in una versione inedita: due percorsi, uno di 100km e di 200km con partenza da Letino nel cuore del Matese. La nuova edizione, per una manifestazione ormai giunta al suo quinto anno, si può considerare, a mio avviso, una scommessa vinta per gli organizzatori: l’Associazione  Veloclub Ventocontrario. La quinta edizione presentava dei rischi: la data nel calendario (luglio inoltrato !), la calda estate (temperatura notevoli pure in montagna), il luogo di partenza (molto lontano dai tradizionali luoghi di partenza dei molti potenziali partecipanti), la possibilità dell’accoglienza e il supporto logistico di un piccolo paese, Letino, incastonato tra le montagne e abbarbicato sulle rocce di una splendida montagna. Bisogna dire, però che il lavoro di organizzazione è stato eccellente e la scelta del percorso indovinata. I percorsi attraversano paesini deliziosi della Campania, ricchi dal punto di vista naturalistico e culturale, che offrono uno spazio ideale per il cicloturismo e per qualsiasi pratica di turismo lento (trekking, arrampicate, passeggiate, etc.). 

Devo dire che anche io ero piuttosto perplesso all’avvicinarsi dell’evento. Mi sembrava, in un certo senso, una forzatura rispetto ad un calendario di eventi molto fitti del Rando Campania. Per molti avrebbe voluto dire viaggiare il giorno prima, pernottare a Letino per evitare lo stress del viaggio durante le ore di sonno mattutino: aumentare, insomma, i sacrifici per poter partecipare alla Rando. E poi che fine avrebbe fatto l’idea della tracciatura permanente, il raccordo con le edizioni passate, il coinvolgimento degli altri enti locali, etc. ? La scommessa poteva dirsi vinta solo se: a) l’organizzazione dell’evento fosse stata perfetta; b) la qualità dell’accoglienza dal punto di vista logico-infrastrutturale di Letino ottima e c) la qualità del percorso ‘over the top’. A posteriori possiamo dire che tutte e tre le condizioni sono state soddisfatte. Ed i numeri lo hanno confermato: più di 100 partecipanti per un Rando che prevedeva rispettivamente circa 2000 e 4000 mila di dislivello sono numeri di gran rilievo. La Rando ha attratto i nazionali campani delle randonneur e alcuni aficionados delle randonneur, interpreti felici di quel ciclismo meditativo, espresso nel testo di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi, alla quale abbiamo dedicato una recensione ad hoc nelle pagine di questo blog. Vorrei soffermarmi, in particolare, sulla qualità del percorso che è stata davvero ‘over the top’. Io posso dire in modo diretto della Rando 100 (splendida !),  ma credo che anche coloro che hanno partecipato alla 200 possono dire altrettanto del versante molisano. 

Noi abbiamo fatto un gruppo votato decisamente al divertimento (Enzo, Pietro, Pietro, Luca e Carlo). L’inizio da Letino già si è proposto a noi con alcune asperità e ‘mangiabevi’. La prima sorpresa è stata la nebbia mattutina sul Lago Matese, già intravista da una largo curvone panoramico. Immediato il riferimento a Loch Ness e al mito di Nessie. Al bivio verso Piedimonte Matese siamo stati attratti, invece, dallo stand dei caciocavalli (uno dei prodotti tipici di queste parti). Di lì il percorso ci ha condotto per una magnifica discesa di più di 20 km attraverso Castello Matese, San Gregorio Matese con curve strette, ma pendenze dolci e panorami mozzafiato. Le rocce verso il finale hanno fatto ricordare a Luca e a me alcuni paesaggi della Costiera Amalfitana, segnali forse di somiglianze di famiglia geologiche (ma sono nostre impressioni !). La svolta a destra verso Sant’Angelo d’Alife ci ha condotto, inoltre, in una zona più pianeggiante, anche se con alcune ondulazioni, verso Raviscanina e Ailano, dove era stato collocato il primo punto di controllo e di ristoro. 

La piazza di Ailano è davvero bella, con la sua cassa armonica e la terrazza affacciata sulla piana. Ricorda la passione per la musica di questo paese che vanta una tradizione bandistica, come ci spiegano all’ottimo punto di ristoro, e specifici indirizzi educativi nelle scuole locali con risultati ottimi dal punto di vista delle competenze musicali (quest’anno hanno suonato al Teatro San Carlo di Napoli).  Da Ailano, la traccia del percorso ci ha portato a Pietravairano con un altro strappo significativo, con sole e senza una bava di vento, per giungere ad un altro punto di controllo di ristoro. 

Da Pietravairano, quindi, siamo passati a Vairano Patenora per il vecchio castello medievale (piccolo pit stop per recuperare la videocamera di Enzo che era caduta in discesa). Da Vairano a Pratella, invece, è tutto un susseguirsi di ondulazioni e strappi che si affiancano alle fontane, alla sede delle acque minerali e alla parte bassa di Pratella, dove si ha la possibilità di arrivare al fiume Lete. Pratella è un borgo ai piedi del Matese. La parte bassa di Pratella ha delle fontane con un’acqua freschissima. La zona ospita un’area verde con un paio di ristoranti, uno con una piscina e un’area pic-nic, molto piacevole, nei pressi di un arco romano.

Qui proprio al punto di ristoro, complice il caldo, abbiamo deciso di rinfrescare i piedi, con abluzioni, come ha detto Pietro, nelle acque del fiume. Ci avrebbero attesi 25km di salita in un periodo caldo della giornata. Da Pratella a Letino, infatti, è quasi tutta salita, se si eccettuano alcuni tratti. Si passa per Fontegreca, dove si costeggia la cipresseta (un altro punto da visitare). L’arco di ingresso di Fontegreca, non proprio bellissimo (a Pietro ricordava l’arco di ingresso di Bagdad prima dell’invasione americana !) apre un viale spettacolare che si chiude con un ‘punto di fuga’ visivo all’interno della montagna. Il percorso conduce curva dopo curva sempre più in alto sopra i mille metri. In questi ultimi km si consuma la medesima altimetria dei 75 km precedenti, circa 800 metri. I grimpeur Luca, Pietro, Carlo e Enzo hanno fatto il loro allungo. Siamo rimasti io e Pietro con il nostro passo: io con i miei crampi che mi hanno fatto soffrire in particolare gli ultimi due km. A parte tutto, aver completato i 100 e passa km ci ha dato tanta soddisfazione e così credo l’abbia data a coloro che hanno scelto il ben più impegnativo percorso dei 200 km che ha sfiorato circa i 4000 metri di altimetria e che ha condotto i partecipanti nel Molise, attraverso Roccamdolfi e Campitello Matese, prima del rientro a Letino.

Tutto si può migliorare (limitare la plastica ai punti di ristoro: meno bottigliette e più acqua dalle fonti, oppure ‘agganciare’ la serata di Letino a qualche evento del paese di più ampio richiamo). Credo, però, che la Rando Sorgenti sia ancora una volta un modello di riferimento per dare un impulso allo sviluppo del cicloturismo in Campania. Non di meteore abbiamo bisogno, ma di solidi catalizzatori del turismo sostenibile.

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