Equipaggiamento Parigi Brest Parigi

Il 18 agosto inizierà l’avventura della Parigi Brest Parigi, per molti l’Olimpiade dei Randonneur: più di 1200 km ! Parteciperanno molti randonneur nazionali e tra questi mi fa piacere ricordare quelli campani con alcuni dei quali ho avuto la fortuna di pedalare per qualche chilometro nel Rando Tour Campania. Credo che si stiano preparando e che siano anche molto emozionati per l’impresa che dovranno realizzare. Forza ragazzi e forza ragazze ! Siamo con voi ! Vi rigiro il post di un vostro collega che incontrerete sul cammino e che ha descritto il suo equippaggiamento. Credo sia una utile check-list 🙂 In bocca al lupo. Coloro che vorranno raccontare la loro storia non hanno che da inviarci note e foto della loro impresa. Le pubblicheremo volentieri.

Spirito Randagio

Domenica 18 agosto alle ore 19.30, con il pettorale numero P121, partirò per la mia seconda Parigi Brest Parigi.

All’arrivo del 2015 (potete leggere a questo link il racconto) avevo giurato a me stesso che non avrei mai più partecipato, eppure, dopo 4 anni sono ancora ai blocchi di partenza.

Cosa mi ha fatto cambiare idea proprio non lo so proprio, e non saprei neppure rispondere a chi mi chiede perchè lo rifaccio, ma il richiamo è troppo forte, e la voglia di “esserci” di nuovo è incontrollabile!

Quest’anno con me non ci sarà Daniele, fidato compagno delle lunghe distanze, e alla partenza sarò solo con Mattia, cercheremo in tutti i modi di tenere alto l’onore della Nazionale del Prosecco!

So che in rete esistono svariati elenchi migliori dei miei, ma reduce dall’esperienza e dagli errori commessi nel 2015 ho deciso di elaborare questo elenco in cui, a parere…

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La Nuova Rando delle Sorgenti

Ieri ha avuto luogo la Rando delle Sorgenti in una versione inedita: due percorsi, uno di 100km e di 200km con partenza da Letino nel cuore del Matese. La nuova edizione, per una manifestazione ormai giunta al suo quinto anno, si può considerare, a mio avviso, una scommessa vinta per gli organizzatori: l’Associazione  Veloclub Ventocontrario. La quinta edizione presentava dei rischi: la data nel calendario (luglio inoltrato !), la calda estate (temperatura notevoli pure in montagna), il luogo di partenza (molto lontano dai tradizionali luoghi di partenza dei molti potenziali partecipanti), la possibilità dell’accoglienza e il supporto logistico di un piccolo paese, Letino, incastonato tra le montagne e abbarbicato sulle rocce di una splendida montagna. Bisogna dire, però che il lavoro di organizzazione è stato eccellente e la scelta del percorso indovinata. I percorsi attraversano paesini deliziosi della Campania, ricchi dal punto di vista naturalistico e culturale, che offrono uno spazio ideale per il cicloturismo e per qualsiasi pratica di turismo lento (trekking, arrampicate, passeggiate, etc.). 

Devo dire che anche io ero piuttosto perplesso all’avvicinarsi dell’evento. Mi sembrava, in un certo senso, una forzatura rispetto ad un calendario di eventi molto fitti del Rando Campania. Per molti avrebbe voluto dire viaggiare il giorno prima, pernottare a Letino per evitare lo stress del viaggio durante le ore di sonno mattutino: aumentare, insomma, i sacrifici per poter partecipare alla Rando. E poi che fine avrebbe fatto l’idea della tracciatura permanente, il raccordo con le edizioni passate, il coinvolgimento degli altri enti locali, etc. ? La scommessa poteva dirsi vinta solo se: a) l’organizzazione dell’evento fosse stata perfetta; b) la qualità dell’accoglienza dal punto di vista logico-infrastrutturale di Letino ottima e c) la qualità del percorso ‘over the top’. A posteriori possiamo dire che tutte e tre le condizioni sono state soddisfatte. Ed i numeri lo hanno confermato: più di 100 partecipanti per un Rando che prevedeva rispettivamente circa 2000 e 4000 mila di dislivello sono numeri di gran rilievo. La Rando ha attratto i nazionali campani delle randonneur e alcuni aficionados delle randonneur, interpreti felici di quel ciclismo meditativo, espresso nel testo di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi, alla quale abbiamo dedicato una recensione ad hoc nelle pagine di questo blog. Vorrei soffermarmi, in particolare, sulla qualità del percorso che è stata davvero ‘over the top’. Io posso dire in modo diretto della Rando 100 (splendida !),  ma credo che anche coloro che hanno partecipato alla 200 possono dire altrettanto del versante molisano. 

Noi abbiamo fatto un gruppo votato decisamente al divertimento (Enzo, Pietro, Pietro, Luca e Carlo). L’inizio da Letino già si è proposto a noi con alcune asperità e ‘mangiabevi’. La prima sorpresa è stata la nebbia mattutina sul Lago Matese, già intravista da una largo curvone panoramico. Immediato il riferimento a Loch Ness e al mito di Nessie. Al bivio verso Piedimonte Matese siamo stati attratti, invece, dallo stand dei caciocavalli (uno dei prodotti tipici di queste parti). Di lì il percorso ci ha condotto per una magnifica discesa di più di 20 km attraverso Castello Matese, San Gregorio Matese con curve strette, ma pendenze dolci e panorami mozzafiato. Le rocce verso il finale hanno fatto ricordare a Luca e a me alcuni paesaggi della Costiera Amalfitana, segnali forse di somiglianze di famiglia geologiche (ma sono nostre impressioni !). La svolta a destra verso Sant’Angelo d’Alife ci ha condotto, inoltre, in una zona più pianeggiante, anche se con alcune ondulazioni, verso Raviscanina e Ailano, dove era stato collocato il primo punto di controllo e di ristoro. 

La piazza di Ailano è davvero bella, con la sua cassa armonica e la terrazza affacciata sulla piana. Ricorda la passione per la musica di questo paese che vanta una tradizione bandistica, come ci spiegano all’ottimo punto di ristoro, e specifici indirizzi educativi nelle scuole locali con risultati ottimi dal punto di vista delle competenze musicali (quest’anno hanno suonato al Teatro San Carlo di Napoli).  Da Ailano, la traccia del percorso ci ha portato a Pietravairano con un altro strappo significativo, con sole e senza una bava di vento, per giungere ad un altro punto di controllo di ristoro. 

Da Pietravairano, quindi, siamo passati a Vairano Patenora per il vecchio castello medievale (piccolo pit stop per recuperare la videocamera di Enzo che era caduta in discesa). Da Vairano a Pratella, invece, è tutto un susseguirsi di ondulazioni e strappi che si affiancano alle fontane, alla sede delle acque minerali e alla parte bassa di Pratella, dove si ha la possibilità di arrivare al fiume Lete. Pratella è un borgo ai piedi del Matese. La parte bassa di Pratella ha delle fontane con un’acqua freschissima. La zona ospita un’area verde con un paio di ristoranti, uno con una piscina e un’area pic-nic, molto piacevole, nei pressi di un arco romano.

Qui proprio al punto di ristoro, complice il caldo, abbiamo deciso di rinfrescare i piedi, con abluzioni, come ha detto Pietro, nelle acque del fiume. Ci avrebbero attesi 25km di salita in un periodo caldo della giornata. Da Pratella a Letino, infatti, è quasi tutta salita, se si eccettuano alcuni tratti. Si passa per Fontegreca, dove si costeggia la cipresseta (un altro punto da visitare). L’arco di ingresso di Fontegreca, non proprio bellissimo (a Pietro ricordava l’arco di ingresso di Bagdad prima dell’invasione americana !) apre un viale spettacolare che si chiude con un ‘punto di fuga’ visivo all’interno della montagna. Il percorso conduce curva dopo curva sempre più in alto sopra i mille metri. In questi ultimi km si consuma la medesima altimetria dei 75 km precedenti, circa 800 metri. I grimpeur Luca, Pietro, Carlo e Enzo hanno fatto il loro allungo. Siamo rimasti io e Pietro con il nostro passo: io con i miei crampi che mi hanno fatto soffrire in particolare gli ultimi due km. A parte tutto, aver completato i 100 e passa km ci ha dato tanta soddisfazione e così credo l’abbia data a coloro che hanno scelto il ben più impegnativo percorso dei 200 km che ha sfiorato circa i 4000 metri di altimetria e che ha condotto i partecipanti nel Molise, attraverso Roccamdolfi e Campitello Matese, prima del rientro a Letino.

Tutto si può migliorare (limitare la plastica ai punti di ristoro: meno bottigliette e più acqua dalle fonti, oppure ‘agganciare’ la serata di Letino a qualche evento del paese di più ampio richiamo). Credo, però, che la Rando Sorgenti sia ancora una volta un modello di riferimento per dare un impulso allo sviluppo del cicloturismo in Campania. Non di meteore abbiamo bisogno, ma di solidi catalizzatori del turismo sostenibile.

Letture consigliate: La felicità in bicicletta di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi

L’estate è tempo di lettura. Un ombrellone, una sdraio, un terrazzo all’ombra sono luoghi ideali per leggere e riflettere, dedicandosi, magari, al best seller, oppure a quel romanzo che avremmo voluto leggere, ma che non siamo mai riusciti a completare. In questo post vorrei consigliare ai ciclisti la lettura del bel libro di Valter Ballarini e Daniela Angelozzi dal titolo e dal sottotitolo ‘La felicità in bicicletta. Mindfulfuness dinamici per ciclisti consapevoli’, pubblicato dalle Edizioni il Punto di Incontro. Il libro non è un trattato filosofico, ma un godibilissimo e agile volume molto ben scritto che presenta un punto di vista sulla felicità in bici: cosa la procura e come la si può riprodurre nel tempo.

Il testo di Valter e Daniela è il risultato di una sapiente tessitura tra saperi, impressioni e filosofia del ciclismo: emerge dal blog My Bike Way, ma scaturisce dalla meditata rielaborazione di diversi post, che conduce ad un approccio olistico alla bici che ha l’obiettivo dichiarato di tendere ad una armoniosa connessione tra corpo e pratica ciclistica. I due autori fondono le loro esperienze e conoscenze: Valter è un architetto, è consigliere dell’Audax, l’associazione dei randonneur italiani, oltre ad essere responsabile del progetto Riciclovie; Daniela è una farmacista che ha sviluppato una expertise nella omeopatia, nella medicina naturale e nelle pratiche meditative finalizzate allo sviluppo del benessere psicofisico.

Perché un libro di questo tipo? Qual è la domanda di base? Vi è forse un modo di andare in bici che può rendere infelice? Gli autori non lo dicono in modo esplicito, ma sottotraccia lo si comprende. Vi è, infatti, una modalità infelice del ciclismo, in cui il prevalere della logica della performance ad ogni costo può condurre a percorrere il ‘sentiero oscuro’ della pratica sportiva. Nel sentiero oscuro l’ossessione competitiva finisce per produrre un disequilibrio, una scompensazione che rende il ciclista infelice. Vi è, invece, un altro modo di fare ciclismo che trasforma l’energia che dà la pratica ciclistica a beneficio del ciclista. Il libro è orientato, quindi, a mostrare, e a indicare in che modo è possibile liberare, il desiderio di vita che il ciclismo dona a coloro che lo praticano.

Il testo fa capire, però, che la felicità non si ottiene in modo automatico, richiede ‘mindfulness’, vale a dire consapevolezza. Si produce nel momento in cui si sviluppa riflessione-in-azione, si attiva quell’esperienza del flusso (della connessione mente-corpo) che ha effetti benefici sul sistema immunitario. Lo si può fare? Secondo i nostri autori la risposta è positiva e il libro spiega il come in 37 piccoli capitoli tematici, inframmezzati da bellissimi disegni di Valter e da splendide citazioni all’inizio di ciascuna sezione, che aiutano ad inoltrarsi nel cammino della consapevolezza.

Si scoprono, quindi, tante cose e si sfatano molti miti. Sesso e bici, per esempio, non sono incompatibili; che si può uscire anche quando piove; che la bici non è solo per gli uomini, ma che ha una tradizione nobile al femminile (basti pensare all’uso della bicicletta nel corso della Resistenza); che si possono fare lunghi viaggi in bici; che si può viaggiare anche di notte, contrariamente ai luoghi comuni, e che ormai il ciclismo è notevolmente diversificato, comprendendo, MTB, gravel, e-bike, etc. Per ognuno di questi argomenti i nostri autori offrono informazioni, contestualizzazioni e consigli per andare in bici e essere (per quanto possibile) felici. Non manca quasi niente. A voler essere pignoli un capitolo l’avrei dedicato alle cadute e agli infortuni che potrebbero offrire notevoli spunti al ciclismo meditativo. La meditazione, in questo caso, è utile per riflettere sui propri limiti. Ma è un dettaglio per un’opera piacevole da leggere e completa dal punto di vista della tesi argomentativa.

Il libro non è strutturato in modo lineare, cosicchè, pur comprendendosi la tesi dominante, permette di essere letto saltando da un capitolo all’altro, seguendo la logica ipertestuale, consentendo a ciascuno di seguire il proprio passo e tracciando la propria strada. L’insegnamento che si coglie, in fondo, è che si può meditare pedalando, acquisire mindfulness eseguendo un costante esercizio in condizioni di equilibrio: una perfetta metafora della bici e della vita. Buona lettura !

On the road again

Fine settimana intenso per i Facc’e Bike ! Domani Enzo Frank, Enzo e Antonio andranno a San Giovanni Rotondo con la Tranchese Cycling. Quest’anno abbiamo visitato i luoghi di Padre Pio più volte: siamo stati a Pietrelcina due volte e domani saremo al Santuario pugliese. La tappa è lunga, quasi 200 km, si snoda tra la Campania e la Puglia. Caldo permettendo i nostri eroi raggiungeranno San Giovanni Rotondo all’ora di pranzo. Ritorneranno, poi, in pulmann. Chissà se Enzo Frank farà il video-maker. Domenica, invece, un quintetto composto da Gabriella, Concetta, Paolo, Saverio e Pietro si cimenterà nella Rando Sannita 100. Il percorso lo conosciamo bene, avendolo fatto più volte. Per alcuni di noi sarà, però, l’occasione per visitare il Castello di Montesarchio, dove c’è un bel punto panoramico. Insomma, un bel fine settimana in sella prima con gli amici della Tranchese e poi con l’organizzazione degli Iron Biker sempre all’insegna del divertimento e della passione.

What makes a tire corner well?

Consigli sulla scelta dei pneumatici per curvare in discesa in sicurezza: ‘In summary, to corner with confidence, you want a tire that is round, wide, supple, with a tread pattern that interlocks with the road surface, a rubber compound that grips well – and ideally, you’ll ride on a warm or hot day.’

Off The Beaten Path

Like many cyclists, we love climbs, but we live for twisty downhills. The feeling of the bike leaning deep into a turn is something that is hard to explain, yet easy to enjoy.

This video clip was taken on a short descent toward Lake Washington. We know this road well, and even though we aren’t taking any risks, it’s always fun.

Obviously, one key component in making descents fun and safe are good tires. What makes a tire corner well? Here are some factors that determine cornering grip on pavement.

Most important is a round profile. That way, the tire’s behavior is always the same, no matter how far you lean the bike.

Some older tires were taller in the center – I believe the idea was that you’d roll on a narrower portion of the tire, which was thought to be faster. This caused strange transitions as the effective…

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