Potrò andare in bici con il nuovo DCPM?: un articolo aggiornato del blog Elessar

L’ultimo DCPM divide il Paese secondo criteri sanitari. Mi baso sull’ultima bozza, che pare non dovrebbe avere grosse modifiche in versione definitiva. In mattinata è prevista la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nel caso provvederò ad aggiornare questo articolo. Quindi ogni tanto tornate a dare una occhiata. Sorvolo su tutte le misure, guardo solo a quelle…

Nuovo DCPM: quasi stop alle bici nelle zone rosse? — Elessar

Splendide foto da un concorso di foto in bici – BQ Photo Contest Finalists — Rene Herse Cycles

The results are in: Hundreds of photos from all over the world were entered in the BQ Photo Contest. It was fun to see so many different photos – in style and subject – and it was difficult to selected eight finalists. Many great photos didn’t make the cut. Here are the ones we selected…

BQ Photo Contest Finalists — Rene Herse Cycles

La strada

Vivere è un atto di fiducia, sempre.
Andare in biciletta di più.

Tutti noi ci affidiamo alla buona condotta e alla buona fede degli altri, qualsiasi cosa facciamo, perfino se stiamo in una casa che speriamo qualcuno abbia costruito per noi in modo corretto.

Uscire in bicicletta su strada, su asfalto, è un atto di coraggio oltre che di fiducia.

L’asfalto è come la savana. Vi avventurereste nella savana, così, senza protezione, senza precauzioni? Eh No! La savana non è un luogo adatto ad un uomo indifeso, la savana è degli animali che la abitano.

E l’asfalto è dei veicoli a motore. SENZA SE E SENZA MA.

In un qualsiasi “diverbio” tra ciclista e automobilista alla fine il ciclista quasi deve “giustificarsi”.

Un TIR non si ferma ad uno STOP rischiando di travolgere la ciclista che gli sta davanti e, insieme alle scuse (almeno quelle, una volta tanto) ci viene gentilmente dato un consiglio: “LA PROSSIMA VOLTA INDOSSATE ABITI PIU’ VISIBILI!!”

Un po’ come “hai messo la minigonna? Te la sei cercata!”, pensavo pedalando col cuore nello stomaco e le gambe molli dopo l’episodio. E no, non è un’esagerazione…è solo, banalmente, la legge del più forte.

Anche la ciclista ha voluto dare un consiglio al camionsta: “LA PROSSIMA VOLTA FERMATI ALLO STOP!”

Il più forte non è solo ESAGERATAMENTE più forte…è anche, il più delle volte, indolente.

Si stanca ad alzare il piede dall’acceleratore e frenare!

E’ questa, (forse più dell’eccesso di velocità) la causa più comune, nella mia piccola esperienza da ciclista, del verificarsi di episodi pericolosi.

Il mostro che Concetta si è quasi trovata addosso mentre passava davanti allo stop, semplicemente non ha guardato davanti, ha guardato alla sua sinistra perché, in assenza di auto in arrivo avrebbe voluto proseguire e svoltare senza fermarsi.

Non è stato in cattiva fede, non è stato prepotente, semplicemente non l’ha vista perché era INDOLENTE.

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

Quando con la bici passo davanti a una rampa di accesso a una strada a scorrimento veloce o all’ingresso di un benzinaio tiro fuori il braccio sinistro, come se dovessi svoltare pur dovendo proseguire dritto.

Un gesto semplice che dissuade l’automobilista dietro di me dal fare una manovra pericolosissima, superarmi per poi imboccare la strada alla mia destra. Superarmi senza calcolare nessuna distanza, senza tenere conto che sono in equilibrio precario, superarmi come se fossi uno scatolone di cartone poggiato sull’asfalto che tanto pure se lo tocchi, che fa!

L’indolenza mista alla prepotenza del più forte!

Al minuto 1:03 del video qui sotto un esempio concreto di quanto spiegato fin qui.

Una “normale” manovra di taglio della strada al ciclista

Non è diventato un incidente solo perché la ciclista (sempre Concetta) doveva a sua volta girare e quindi aveva rallentato.

Ma cosa sarebbe accaduto se Concetta fosse andata dritto e a velocità sostenuta?

Dice “beh, l’automobilista si sarebbe fermato”, MA CERTO! provate ad uscire ogni tanto con noi in bicicletta…

Sappiamo solo che l’automobilista

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

“Ma voi ciclisti siete scostumati, camminate affiancati sulla strada”.

E’ vero, può capitare, ed è sbagliato, anzi vietato, diciamolo chiarmante, ma veramente si può mettere allo stesso livello manovre sbagliate e pericolosissime, infrazioni enormi di velocità sulle strade con “ma voi camminate appaiati”?

NOTA A MARGINE: difficilmente si pedala sulle highways americane. Le strade che frequentiamo, tranne rarissime eccezioni hanno larghezza ridotta, normalmente le auto non riescono a superarci e a rimanere nel proprio senso di marcia neanche quando si procede in fila. Quindi devono attendere che non arrivi nessuno di fronte e a quel punto che ci sia un ciclista o due appaiati è indifferente (il procedere appaiati resta comunque SBAGLIATO E VIETATO). In più, il nuovo codice della strada prevede che la manovra di sorpasso debba lasciare un margine di 1,5 metri tra auto e ciclista.

In conclusione, la storia del procedere appaiati, benché da evitare, raramente rappresenta un reale ostacolo alla circolazione, ha piuttosto il sapore del “qualcosa bisogna pur dire”.

Pubblicando questo scritto avrò cura di non renderlo visibile a mia madre, mia sorella e alla famiglia di Concetta, perché se io so di essere in pericolo ma supero la paura con le infinite energie positive che mi regala la biciletta, posso solo immaginare il senso di smarrimento di chi ti vuole bene e ogni volta aspetta il messaggino al tuo rientro.

Sono automobilista anch’io. Molto più automobilista che ciclista, qualche volta anch’io sono stata impaziente, o, più raramente, imprudente, ma stare dalla parte debole del mondo ti regala una visione diversa e preziosa, un’esperienza che sarebbe istruttiva e utile se applicata a tante altre “disparità di forze” di questo nostro mondo (la disparità tra uomo e animali, la disparità tra uomo ricco e uomo povero), ma queste sono altre storie.

Guidate con prudenza (posate gli smartphone) e abbiate cura dei soggetti deboli sulla strada.

Sulla via di Francesco Due Facc’e Pellegrine on the Road

Tutto inizia per scherzo, quando Vincenzo Cardone mi chiede: “andiamo ad Assisi in bicicletta?”. “Certamente!” rispondo io ed in men che non si dica facciamo subito i preparativi, scegliamo la data, le attrezzature, compilo una bozza per l’itinerario, ci muoviamo a fare qualche prenotazione ed arriva la partenza.

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Sara’ una  settimana intensa di pedalate: ben 850 km complessivi con un percorso che è passato all’andata dal litorale Domizio, ai Castelli Romani, dalla Salaria, alla cascata delle Marmore, la Val Nerina, la città Spoleto fino ad Assisi dove sostiamo per qualche giorno per ricevere il testimone di avvenuto pellegrinaggio.

 

 

Per il ritorno puntiamo in Abruzzo, valicando dall’Umbria verso Rieti, valle del Salto  Lago annesso 

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fino a Magliano dei Marsi, svoltando per la valle del Liri fino alla Casilina: insomma un dislivello da professionisti! L’ultima sera mi arriva una telefonata dall’amico Peppe Gallina per farci i complimenti. Ci diamo un appuntamento la mattina dopo e pedaliamo insieme con fino a Capua.E’ stato fantastico non ce l’aspettavamo e siamo stati molto contenti.

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Ma dopo una partenza poi c’è anche un arrivo, ad Arzano è tempo di salutarci. Ci abbracciamo forte io e il mio amico di viaggio Cardone che scherzosamente si è soprannominato “la carrozza” (io sarei la locomotiva), ci facciamo i complimenti con qualche lacrima agli occhi. Forse, però, era solo sudore per il caldo forte di questo fine luglio ! La nostra grinta e la nostra voglia di pedalare ci ha aiutato a vincere su tutto, ma soprattutto ci ha aiutato a non smettere mai di sognare.

Sulla via di Francesco due Facc’e on the Road

 

 

riflessioni su due ruote

Stamattina io e Gabri abbiamo fatto un giro ad un’ora insolita, siamo infatti partite alle 11, da sole, visto che non eravamo compatibili con il giro deciso dai nostri amici Facc ‘e bike.

La vicepresidente conosce un sacco di strade, e come al solito, abbiamo scelto le meno trafficate, quelle che attraversano zone verdi della nostra regione. Avevamo deciso per un giro “breve” poi abbiamo allungato un po’ perché ci sentivamo bene e la temperatura lo permetteva. Strade percorse tante volte. Valle di Maddaloni e l’acquedotto carolino contro il cielo limpido, Limatola, Caiazzo, Piana di Moteverna. Sono paesaggi che mi colpiscono comunque, che catturano ancora una volta il mio sguardo. Alberi, olivi, tantissime gradazioni di verde. Il rosso dei papaveri, il giallo delle balle sistemate nei campi. La testa si rilassa, si libera.

Ma c’è un rumore di fondo che disturba, che non ci abbandona mai. E’ il rumore delle macchine che sfrecciano ad un metro da noi, se ci va bene.

Arrivate ad un certo punto, eravamo oramai sulla via del ritorno, e all’ennesima auto che mi ha sorpassato a velocità folle, ho rallentato parecchio. Gabri era poco più avanti, ha aspettato che la raggiungessi.

Le ho detto sono spaventata. Sono terrorizzata.

Ci siamo scelte uno sport pericoloso questo è certo. Ma, oltre al pericolo, io continuo a sentire nei confronti dei ciclisti una sorta di odio, di sfida. L’automobilista di turno, uomo o donna, neopatentato o esperto, se ti vede (e già è una fortuna!) non rallenta, anzi. Ti supera accelerando, quasi per sfregio. E’ un vero e proprio sentimento di odio verso il debole. Il debole che può essere un ciclista, un cane, un gatto. E’ un continua affermazione del sé “forte”. Io ho il motore potente, dunque non rallento, io non ti considero, tu sei nulla. Lo trovo un atteggiamento meschino, mi rattrista e mi spaventa.

Siamo appena entrati nella fase3 post Covid, un periodo buio per tutta l’umanità, avremmo dovuto imparare qualcosa, almeno un pochino di tolleranza. Dovremmo imparare il sacrosanto rispetto per la Natura e per tutto ciò che è “debole”. Invece la corsa indifferente continua. L’accelerata prosegue.

Comunque, nonostante tutto, non mi faccio vincere dall’ansia e dalla paura, dunque domani sarò di nuovo in bici a celebrare la bellezza e a salutare con un sorriso gli automobilisti indisciplinati!

#faccebike #ciclismo #bellezza #lastradaèditutti

Un tram che si chiama Desiderio, ovvero la bici al tempo del Covid19

In questo tempo di confinamento sociale, il ciclista si trova in casa a rimuginare. Quando potrò uscire di nuovo ? Ritornare di nuovo in sella? Vive nell’attesa di qualcosa che verrà, senza sapere quando accadrà. E’ una condizione comune ormai a tutti in questa pandemia: quella di attendere, osservare l’andamento dei contagi, ascoltare il Presidente del Consiglio e quello della Regione, sperando in una possibilità, nel quadro delle norme esistenti, per poter di nuovo pedalare in libertà. Il ciclista sperimenta un conflitto tra desiderio e realtà. Può apparire egoista e irresponsabile. Ma il ciclista sa bene ciò che sta accadendo; gli è noto che tutti insieme stiamo fronteggiando uno stato d’emergenza. Magari, purtroppo, ha diretta conoscenza del Covid19, perchè è infermiere, medico oppure paziente. Eppure, non può fare a meno di pensare al suo desiderio. Bisogna capire, infatti, che siamo ‘mente’ e ‘corpo’.

Il desiderio, come diceva Deleuze, è una concatenazione di elementi. Citando Proust nell’Abecedaire Deleuze diceva ‘io non desidero una donna, io desidero anche il “paesaggio” che è contenuto in quella donna, un paesaggio che forse neanche conosco, ma che intuisco, e finché non ho sviluppato questo paesaggio che l’avviluppa io non sarò contento, cioè il mio desiderio non sarà compiuto, resterà insoddisfatto’. Si desidera, dunque, non solo la bici, ma anche tutti gli elementi che sono concatenati all’uscita in bici. Il controllo della pressione delle ruote, la scelta del completino, la discussione con gli amici sul percorso da farsi, la negoziazione sull’orario d’uscita, l’inevitabile conflitto con la moglie, con il marito, con l’amante perchè si antepone la bici a tutto il resto, la vestizione al mattino, l’adrenalina prima di una gara (nel caso in cui si partecipa ad una Gran Fondo), l’incontro con gli amici, la scelta del caffè dove fare la pausa nel corso dell’uscita, i panorami e le attrazioni culturali lungo il percorso, le ‘piccole competizioni’ e gli sfottò tra ciclisti, l’analisi dei segmenti su Strava, le foto e il relativo commenti successivi all’uscita, etc.

Un’uscita in bici, infatti, non è solo pedalare a testa bassa. Un piacere solitario. E’ invece un desiderio collettivo. Non solo un piacere individuale, ma un desiderio che si costruisce in comune, mettendo insieme vari pezzetti. Ciò che nega lo stato d’emergenza è proprio la possibilità del riprodursi di questa concatenazione. Bisognerebbe capirlo, tra l’altro, se si vuole incentivare l’uso della bici anche nella mobilità urbana. La ragione per cui ad esempio si usa l’auto non è soltanto legata alla sua efficacia in termini di mobilità, ma anche alla concatenazione di elementi che inducono a costruirla in un orizzonte comune di desiderio. La comodità, la silenziosità, l’affidabilità, la velocità, i piccoli rituali come quelli legati ai fumatori, oppure all’ascolto della radio, della musica, mentre si guida, ciò che l’auto rappresenta simbolicamente nel mondo del lavoro. Sappiamo bene che si può preferire un mezzo pubblico, quando la concatenazione di questi elementi non può essere soddisfatta. Si tratta, quindi, di capire che non si tratta di soddisfare semplicemente un bisogno di mobilità, ma di sviluppare un desiderio, soprattutto se si vuole, come nel caso della mobilità alternativa in bici di apprezzarne le qualità.

In questo momento di compressione del desiderio, il ciclista ha trovato due ‘beni-rifugio’: i rulli e i ricordi. I rulli sono, di solito, noiosissimi. Non è lo spinning che si fa in compagnia. Il ciclista sarebbe felicissimo di una possibilità del genere. I rulli si fanno in casa, oppure in ambiente circoscritto, e si pedala da soli, senza spostarsi di un centimetro. Si tratta, infatti, di una simulazione che ha tuttavia dei pregi dal punto di vista dell’allenamento anche se naturalmente non sono sufficienti per produrre una condizione fisica di un certo livello. Di sicuro aiutano e tra l’altro in questo periodo sono diventati molto sofisticati, accoppiandosi con dispositivi digitali che permettono una forma di socialità on line su percorsi reali. Nel nostro gruppo ad esempio c’è chi sta partecipando al Giro d’Italia virtuale oppure chi si collega su una diretta Facebook con altri ciclisti e con la musica, secondo un modello che ricorda lo spinning, anche se non è la stessa cosa. Tecnologia, multimedialità, simulazione al computer stanno permettendo lo sviluppo dello smart cycling, secondo percorsi innovativi che non saranno necessariamente destinati a scomparire nel momento in cui si potrà uscire come al solito. Presuppongono, naturalmente, investimenti che non tutti i ciclisti sono in grado di sostenere ed anche una capacità da ‘smanettoni’ del computer. Il desiderio, in questo caso, trova un suo nuovo spazio; la soluzione tecnologica, invece, una finestra di opportunità per permettere la sopravvivenza di piattaforme come Strava.

L’altro ‘bene-rifugio’ sono i ricordi. Le fotografie e i racconti aiutano. Alimentano il desiderio. Il ricordo delle ‘gesta’ permette di tener viva una memoria, cogliendo alcuni aspetti che la soluzione tecnologica non riesce a riprodurre completamente. Pure in questo caso, la dimensione tecnologica non scompare, ma diventa un supporto. I ciclisti amano pubblicare le loro foto su Facebook. Soprattutto nei giorni di festa vengono scattate tantissime foto. Invariabilmente l’algoritmo di Facebook restituisce il ricordo di quelle giornate e riattiva il desiderio. Due anni fa per esempio il nostro gruppo organizzò una ‘zingarata’ il Primo Maggio insieme a Giuseppe Gallina, nostro faro alla scoperta del Casertano. Partimmo da Ruviano e facemmo un bellissimo giro nel Caiatino prima di una delle nostre partecipazioni alla Randonnèe delle Sorgenti che si sarebbe disputata qualche domenica successiva. Ricordo che ad Ailano fummo accolti nel momento in cui la banda iniziava il concerto in piazza. Al termine partecipammo, infine, alla festa di piazza a Ruviano. Fu una giornata indimenticabile, tra bellezze naturali e attività sociali, tra le quali una gara di ‘bevute’ tra gruppi in competizione, scandite da ‘Aiz, aiz, aiz…acala, acala, acala…’ detto prima in italiano e poi successivamente in spagnolo, a mano a mano che diventavamo più allegri. Rispetto alle soluzioni tecnologiche, il pregio dei ricordi è che sono ‘economici’. Si possono rievocare attraverso una fotografia (a patto di averla salvata !).

Rulli e ricordi aiutano, però, non bastano. Sono elementi del desiderio di andare in bici, ma non sono quella concatenazione che ci spinge ad andare in sella. Dovremmo ancora aspettare. Si sa che l’attesa nutre il desiderio. Non possiamo, dunque, che augurarci che il desiderio possa tradursi presto in azione. Vorrebbe dire che le politiche sono riuscite a quadrare il cerchio tra desiderio e realtà. Oppure semplicemente che è ‘passata ‘a nuttata’.

Verso l’infinito e oltre

In questi giorni di lockdown abbiamo pubblicato pochi contenuti, ci siamo limitati a riprendere altri post e a dare informazioni sulla nostra Ciclopedalata che riproporremo quando sarà possibile. Stiamo, però, scoprendo che intorno a noi ci sono tanti amici che condividono il nostro modo di andare in bici e stare insieme. La Csain, tramite Mirko Damato ha intervistato la nostra Presidente Concetta Mauriello. L’intervista è stata ripresa anche da Radio Corsa Web. Grazie a tutti per l’attenzione. Siamo, naturalmente, pronti a ripartire per cui ‘Stay tuned!’

Presidente come nasce la società?
“Dal mio quarantesimo compleanno. Per festeggiare i miei primi 40 anni, sei anni fa, alcuni amici mi hanno regalato la bicicletta e una divisa in cui era stampato il logo e il nome della società, che verrà fondata realmente soltanto nel 2019. Durante i primi anni, il nostro era un gruppo spontaneo di appassionati provenienti dai diversi centri dell’area vesuviana, che si ritrovavano a Pomigliano d’Arco per le uscite domenicali. Due anni fa abbiamo deciso di fondare la società e affiliarci a CSAIn”.

Perché la scelta di CSAIn Ciclismo?
“Noi partecipiamo principalmente a Randonnée e manifestazioni cicloturistiche. Ho avuto l’occasione di conoscere Giuseppe Gallina responsabile ARI Sud e abbiamo scelto di affiliarci a CSAIn Ciclismo per condividere il programma dell’ente, che attraverso le società affiliate promuove diverse manifestazioni e iniziative nella nostra regione”.

Trenta tesserati che non svolgono soltanto attività ciclistica.
“Si esatto, alcuni dei nostri soci svolgono anche escursionismo. Lo scorso anno, abbiamo lasciato le biciclette a casa, per ammirare lo straordinario paesaggio della Costiera Amalfitana dal Sentiero degli Dei. Abbiamo scoperto la Grotta del Biscotto, la Chiesa di San Domenico, le falesie per gli arrampicatori. Il sentiero è una risorsa turistica di grande pregio e tanti, hanno capito che ci si può costruire un mondo e un’economia alternativa. Tra i nostri soci vi è anche Paolo Landri, Primo Ricercatore del CNR- IRPPS delegato del direttore per l’Unità separata di Fisciano (SA) appassionato ciclista”.

Lo scorso otto marzo era in programma la prima edizione della Ciclopedalata dell’Arcobaleno. Poi la pandemia ha vanificato gli sforzi, almeno per quest’anno.
“Avevamo preparato tutto, curando ogni minimo particolare. La Ciclopedalata dell’Arcobaleno sarebbe stata la seconda prova delle Ciclopedalate del Rando Tour Campania. Il percorso tracciato era di 110 chilometri, che rappresenta sostanzialmente la distanza che copriamo settimanalmente nelle nostre uscite. Un percorso suggestivo che attraversava i territori di S. Agata dei Goti, Melizzano e Limatola e avrebbe portato i partecipanti a pedalare lungo strade secondarie a basso impatto di traffico tra le province di Napoli, Caserta e Benevento. Un viaggio alla scoperta delle bellezze naturali e paesaggistiche di cui è ricca la nostra regione, che amiamo. La partenza a Pomigliano d’Arco, nei pressi del negozio del nostro sponsor Cicli Marzano. Un appuntamento che è soltanto rimandato”.

Il vostro team è molto presente sui social e avete anche un vostro blog
“Unconventional Cyclists è il nostro blog in cui amiamo raccontare le nostre esperienze vissute in sella alla bicicletta. Anche la pagina Facebook è molto seguita dai nostri soci e da quanti condividono la nostra stessa passione”.

Quella 2020 è una stagione ciclistica che praticamente non ha preso il via.
“Progetti e iniziative che siamo stati costretti a rinviare, come tutti gli appassionati del mondo dello sport. Ma noi siamo pronti a ripartire con la determinazione e la passione che da sempre ci contraddistingue. Lo scorso anno siamo stati premiati dagli organizzatori del Rando Tour Campania per aver percorso oltre 3300 chilometri nelle diverse ciclopedalate. Ripartiamo da questo successo per tornare a vivere una vita normale”

8 Marzo: Il Percorso della Ciclopedalata Arcobaleno

La Ciclopedalata Arcobaleno è il secondo appuntamento del calendario delle ciclopedalate del Rando Tour Campania. Il percorso di circa 110 km attraversa i comuni di S. Agata dei Goti, Melizzano, Limatola ed avrà un’altimetria che supererà di poco i 1000 metri.  Sarà possibile ammirare bellezze artistiche, paesaggistiche, naturalistiche e ci sarà spazio per l’enogastronomia con un due punti di ristoro. Il percorso si sviluppa prevalentemente su strade a basso impatto di traffico tra le province di Napoli, Caserta e Benevento. Prevede uno ‘strappo’ e tre salite, tutte brevi e pedalabili.

La giornata inizierà alle 7:30 presso il Centro Pomilia di Pomigliano (Via Sandro Pertini 40) che è dotato di servizio docce, di un’area parcheggio e di un ristorante-bar. La partenza della ciclopedalata sarà, però, ‘alla francese’ dalle 8:00 alle 8:30 presso Biciclette Marzano, in Via Nazionale delle Puglie, 220/24 (Pomigliano d’Arco) che dista qualche chilometro dal punto riunione. 

La ciclopedalata condurrà da Cancello Scalo a Durazzano attraverso i tornanti della ben nota salita, e di lì al primo punto di controllo/ristoro nel centro storico di Sant’Agata de Goti, presso la sede della proloco. Il passaggio di Sant’Agata vi darà occhi nuovi per la scoperta di uno dei borghi più belli d’Italia!

In uscita dal centro di Sant’Agata ad attendere i ciclisti ci saranno altre tre ‘salitelle’ del nostro tour: lo strappo della Valle del Diavolo e le salite di Faggiano e di Laiano per un ‘assaggio’ delle prime pendici del Taburno. Dall’altezza di Laiano, la cima più alta della giornata, si planerà in discesa, dal bivio di Frasso Telesino, al comune di Melizzano in direzione di Castel Campagnano. Avremo modo di attraversare il ponte sul Volturno e di giungere al secondo posto di controllo/ristoro nel Comune di Limatola, nota per il castello medioevale e per i mercatini di Natale. Da Limatola si ritornerà, passando per il famoso Acquedotto Carolino e, quindi, al bivio della fontana di Gaudello al Centro Pomilia di Pomigliano per il pasta-party finale.

Coloro che volessero soggiornare nei dintorni del punto di partenza della ciclopedalata, il Centro Pomilia mette a disposizione piccole camere uso foresteria. Coloro che fossero interessati possono contattare la ASD Facc’è Bike al seguente indirizzo email: Faccebike@gmail.com. In ogni caso, a richiesta, coloro che sono interessati ad altre sistemazioni, la ASD fornirà consigli ed indirizzi su hotel e B&B nelle vicinanze.

A breve sarà possibile iscriversi alla ciclopedalata sul sito della ARI dove sarà disponibile anche la traccia GPS. Le iscrizioni si chiudono il 6 marzo 2020.