PEDALANDO VERSO SUD

La nostra Presidente Concetta Mauriello cura ora una rubrica sulla rivista nazionale dell’ARI, il Randagio. Sarà dedicata al mondo dei Randonneur al Sud. Buona lettura !!!!

Randagio

A cura di Concetta Mauriello

Da Rotolando verso Sud – Negrita

Ogni nome è un uomo
Ed ogni uomo è solo quello che
Scoprirà inseguendo le distanze dentro sé
Quante deviazioni, quali direzioni e quali no?
Prima di restare in equilibrio per un po’
Sogno un viaggio morbido
Dentro al mio spirito
E vado via, vado via
Mi vida così sia

Sopra a un’onda stanca che mi tira su
Mentre muovo verso sud
Sopra a un’onda che mi tira su
Rotolando verso sud

[Pedalando verso sud]

Esattamente 6 anni fa ho partecipato per la prima volta ad un Meeting ARI. Non sapevo cosa fosse ARI, né cosa significasse randonnée (rando…chè??!). Fui invitata insieme ai miei amici, neofiti come me, da Giuseppe Gallina tramite il nostro prof. Paolo Landri, sociologo del CNR e appassionato di bicicletta.

Concetta Mauriello con Giuseppe Gallina, esponente del mondo rando al sud d’Italia

Era il 30…

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CARDITELLO REALE. Dall’autodromo all’ippodromo. Racconto breve di 1000 km in bicicletta – Concetta Mauriello

Venerdì 30 luglio 2021: si parte!

Gabriella ed io abbiamo appuntamento alla Reggia di Carditello alle 8 con Giuseppe, Mariano, Roberto (il direttore del Real Sito) Marilù (la giornalista), Antonella (la responsabile dell’agenzia di viaggio che ha organizzato l’evento) e Luca Bonechi che mette a disposizione il suo VAN ovvero il LUCAR. Il past president si è preso la briga di partire dalla Toscana per venire a prenderci. Siamo in netto ritardo, ma facciamo comunque qualche foto alla Reggia. La compagnia è da subito leggera e piacevolissima, l’atmosfera frizzante.
Saliamo a bordo e io ho l’onore di stare accanto a Luca, che avevo già avuto modo di conoscere in passato ad un raduno nazionale ARI. Dimostra da subito la sua dote di mattatore: guida e racconta storie di bici, una dopo l’altra, così che otto ore di viaggio trascorrono veloci tra risate, racconti di strade e personaggi al limite del mitologico.
Mariano, anche lui randonneur di lunga esperienza, arricchisce le chiacchiere con altri racconti. Io e Gabri ascoltiamo, Giuseppe sonnecchia.
Arriviamo a Monza in serata, stanchi ma curiosi di conoscere il resto del gruppo che pedalerà con noi. Da San Gimignano sono appena arrivati Paolo, Alessandro e Maurizio con il loro furgone superaccessoriato: si alterneranno alla guida e ai pedali. Timidamente ci presentiamo. Con loro c’è anche Fabio, ci sembra ci conoscerlo già visto che si sarà sentito con Luca una ventina di volte durante il viaggio! Abbiamo il tempo di conoscere anche Franco e Massimo, che vengono da Siena ed Enrico che arriva con suo van nero dal Piemonte. La compagnia di Carditello è al completo.
C’è giusto il tempo di posare le bici e di fare una doccia, la cena è prevista in un posto all’interno del parco della Reggia di Monza che si trova lì vicino. Il ristorante è immerso nel verde, troviamo un tavolo preparato per 25 persone! Ci accomodiamo e iniziamo a fare conoscenza con i nostri compagni di viaggio.
La serata è molto piacevole e abbiamo modo di chiacchierare con Marilù e con i nostri amici toscani: non sapevamo ancora che sarebbero diventati anche i nostri angeli custodi! A cena conosciamo anche Claudio, che pedalerà con noi domani insieme ai ciclisti di Eurobici che hanno organizzato il giro.
La serata si conclude con la firma di un protocollo di intesa tra Roberto Formato e Giuseppe Distefano, rispettivamente direttori del Real Sito di Carditello e della Reggia di Monza, che sigilla una comunione di intenti destinata a valorizzare i due beni culturali.
Andiamo a dormire non troppo tardi, con tanta voglia che arrivi presto la mattina dopo.

Sabato 31 Luglio
1° tappa > Monza | Reggia e autodromo | Dintorni di Monza 78 km 800 disl/m+

Dopo una ricca colazione, tutti pronti per il primo giro nei dintorni di Monza: ci accompagnano gli amici di Eurobici, una ASD di Milano. Appuntamento alla Reggia (bellissima!!) con il direttore Giuseppe, che pedala con noi per un tratto e con vari ciclisti del posto. Facciamo una passeggiata per i viali del parco, nel verde, per poi arrivare all’Autodromo. Momenti emozionanti anche per me che non sono appassionata di Formula 1. Far girare le ruote della mia bici sull’asfalto che hanno percorso i piloti F1 fa venire i brividi. Gabri è visibilmente emozionata; Giuseppe, Enrico e gli altri non stanno nella pelle.
Ci mettiamo in pole position e simuliamo una partenza, i videomaker fanno foto e video, mentre noi ci divertiamo come bambini.
Lentamente usciamo da questo luogo di culto, riempiamo le borracce alla fontana, mentre mi accorgo che destiamo l’attenzione di passanti e ciclisti. Alcuni di noi hanno la divisa Real Sito di Carditello, creiamo curiosità, io rispondo a qualcuno che mi chiede informazioni.
Facciamo solo qualche km e, da buona napoletana, chiedo una sosta caffè. Gentilmente Fulvio, di cui riconosco subito l’accento partenopeo, coglie il mio invito e fa fermare tutto il gruppo. Caso vuole che Gabri fori giusto in quel momento! Dunque, sosta utile e dilettevole. I ragazzi di Eurobici si precipitano a sostituire la camera d’aria, mentre il neopresidente ARI, Mino, offre il caffè a tutti.
Si riparte, il percorso dovrebbe essere facile anche se io sono preoccupata perchè non pedalo da una settimana esatta. Ho lavorato parecchio negli ultimi giorni e nelle ultime settimane, proprio per anticipare le ferie, per cui non sono riuscita ad allenarmi come avrei voluto.
Ma la voglia di pedalare è alle stelle, il percorso davvero bello. Strade interne a basso impatto di traffico, con saliscendi e strappetti impegnativi, che come ben sanno i miei amici Facc ‘e Bike, odio e subisco come null’altro. Cerco di prendere fiato e sui tratti più tranquilli ho il piacere di fare due chiacchiere con Mino. Mi suggerisce di iniziare a pensare di fare percorsi più lunghi. Parliamo di rando di 300-400 km, dunque anche a provare a viaggiare di notte.
Io ascolto, rifletto in silenzio, metabolizzo.
Io che solo due mesi fa mai avrei pensato di accettare una sfida del genere. Ricordo la sera in cui chiamò Giuseppe per proporci questa pazzia. Ci chiese che fossimo presenti io e Gabri. Ci spiegò velocemente la cosa e noi: dacci il tempo di rifletterci e ti richiamiamo. In realtà ognuna dentro di sé aveva già deciso di accettare.
Seguirono momenti di entusiasmo e frenesia, misti a paura e preoccupazione. Quando decidi di accettare una sfida del genere e decidi di uscire dalla zona di comfort, è la testa che conta.
Ho iniziato così ad allenarmi costantemente, anche 4 volte a settimana. In due mesi ho fatto tutte le montagne che evitavo normalmente, non mi lamentavo più delle pendenze, del caldo, della lunghezza dei percorsi. Bocca della Selva, il Monte Taburno, Montevergine, Pietrelcina. Ho iniziato ad abbattere qualche limite nella mia testa, qualcosa era cambiato nel mio atteggiamento. Uscivo tutte le volte che potevo, anche in un periodo lavorativo già molto impegnativo in cui è coinciso anche un incarico di insegnamento provvisorio e inaspettato all’Università. Dunque: pazienti e studio privato, lezioni in DaD e relativa preparazione, casa, famiglia e affetti e allenamenti in bici. Conclusione: 800 km al mese, nonostante tutto. Per me un record.
Digressione a parte, la prima pedalata si conclude con il ristoro al parco della Reggia organizzato dagli amici di Eurobici. Ringraziamo, salutiamo tutti e ci dividiamo sui vari mezzi: abbiamo 150 km da fare in auto, saranno gli unici che faremo su 4 ruote. Destinazione Maranello.
Nonostante il traffico, riusciamo ad arrivare in tempo per cambiarci e renderci presentabili per visitare il museo Ferrari.
Da domani si fa sul serio.

Domenica 1 agosto
2° tappa > Maranello-Imola 121 km 1128 disl/m+

La tappa di oggi dovrebbe essere semplice, senza particolari asperità: dislivello tranquillo, distanze contenute. Abbiamo una guida d’eccezione, Silvano Riccò, che vanta un passato da ciclista professionista, attualmente si diverte anche con le randonnée. Mi sono posta in modalità di ascolto, per acquisire tutte le informazioni possibili considerata la sua esperienza.
Purtroppo a soli 30 km dalla partenza un brutto incidente ci ha spaventati parecchio: vengono coinvolti Marilù e Mariano, ciclista tra i più esperti del gruppo. Eravamo in linea, io immediatamente dietro di loro, non so come sono riuscita ad evitarli, per fortuna abbiamo scongiurato l’effetto domino.
Siamo costretti a chiamare il 118, aspettiamo che arrivino le ambulanze. Siamo tutti spaventati e giù di morale. Il cielo intanto minaccia pioggia. Sembrano minuti interminabili, poi arrivano Antonella e il resto del gruppo con i mezzi di supporto. Marilù e Mariano vengono portati all’ospedale di Bologna, noi proseguiamo in bici, in silenzio, facendo massima attenzione.
Ripartire è dura, ma nessuno esita. Si prosegue. Attraversiamo ampie campagne, strade assolate. Ci fermiamo per fare foto o per prendere un ghiacciolo, i km oggi pesano un po’ di più.
Arriviamo a Imola nel pomeriggio, facciamo una sosta all’autodromo (in cui non è possibile accedere, causa evento in corso) e al monumento di Ayrton Senna, un luogo suggestivo nel parco delle Acque Minerali della città. Luca e gli altri ci aspettano lì, trovarli è un sollievo. Gli occhi si incrociano, ci si intende con uno sguardo. Ci informano che Marilù sta bene, ma resterà in osservazione per 24-48 ore, Mariano purtroppo ha subito la rottura della clavicola. Decidiamo di andare a prenderci una birra prima di rientrare in albergo.
Mariano riesce a cenare con noi, già rivederlo ci fa sentire meglio. Decide comunque di rientrare a casa subito in serata: ci dispiace parecchio, per me è comunque un riferimento. Antonella, che non si è mai persa di coraggio, ora è stravolta. La giornata ha messo tutti a dura prova. Andiamo a dormirci su, buonanotte.

Lunedì 2 agosto
3° tappa > Imola – Greve in Chianti 147 km 2600 disl/m+

Partiamo in ritardo, seppure la tappa di oggi è tra le più difficili. Forse è quella che mi spaventa di più.
Il percorso è stupendo: strade immerse nel verde attraversano valli e le colline con i vigneti del Chianti, con continui saliscendi e montagne piuttosto impegnative.
La prima da affrontare è il passo del Giogo e Scarperia: la temperatura è fresca, salgo lentamente con ritmo regolare. Arrivo come al solito per ultima, ma sto bene. Facciamo qualche foto, ci infiliamo la mantellina e proseguiamo. Più avanti ci aspettano Luca e gli altri all’autodromo del Mugello dove riusciamo a fare qualche ripresa all’esterno. Il ristoro è poco più avanti. Davanti a noi una discesa che prendo a tutta, ma immediatamente dopo un muro durissimo, imponente davanti a me. In una manciata di secondi, mi spavento, mi scoraggio. Non ce la faccio, mollo. Poi inserisco il rapporto più leggero, respiro, guardo a terra, faccio girare le gambe. Supero l’insuperabile. In un altro momento sarei scesa dalla bici senza pensarci due volte. Questa volta no, ma che fatica! Sosta pranzo a Scarperia, borgo delizioso, dove per questioni di tempo riusciamo a fare un veloce passaggio in piazza.
Il ristorante ed il proprietario sono accoglienti: un buon piatto di pasta è proprio quel che ci voleva! Prendiamo anche dolce e caffè e ci rimettiamo in bici presto, dopo aver ringraziato e riempito le borracce.
Lo staff ARI riesce a coordinare tutta la macchina organizzativa in maniera impeccabile, tant’è che incrociamo Donato e Walter, le nostre nuove guide, sulla strada giusta, all’orario giusto.
La strada è lunga oggi, la prossima cima è Vetta Le Croci, Fiesole. Pian pianino, al mio solito ritmo arrivo fin su, foto obbligata e subito ci lanciamo in una discesa ristoratrice. Ci rivediamo tutti a Fiesole: ritrovare Luca, Antonella e gli altri risulta rassicurante dopo tanta strada, vedere le loro facce consola.
Arriviamo a Firenze, a piazzale Michelangelo, dove c’è una vista mozzafiato del capoluogo toscano, guidati saggiamente da Donato e Walter (detto lo Sparviero), ciclisti esperti e randonneur nazionali. Avevo già avuto il piacere di ammirare la vista di Firenze da lì, ma arrivarci in bici e un’altra storia.
Firenze ci riporta alla realtà della grande città e al traffico, di cui ci eravamo piacevolmente dimenticati.
Fa caldo, prendiamo un ghiacciolo e ripartiamo. Pedaliamo per strade secondarie, bellissime, e arriviamo a Greve in Chianti al tramonto, stanchi. L’agriturismo che ci ospita è immerso tra le viti, il paesaggio è meraviglioso, dona serenità e pace. Facciamo anche un bagno in piscina vista campagna toscana. Che vuoi di più!
Donato resta a cena con noi, Giuseppe ordina del buon vino e la chiacchierata risulta da subito piacevole e stimolante. Scopro che Donato è un randonneur della nazionale di grande esperienza. Resto affascinata dai racconti di strade e percorsi, con Giuseppe e Gabriella chiacchieriamo del futuro, dei possibili progetti in Campania. In questi giorni ascoltare le storie e le avventure di Luca, Fabio, Giuseppe, Mariano e stasera anche di Donato, che è in procinto di partire per la 1001Miglia, mi hanno acceso la voglia di pedalare.
Donato deve rientrare a casa, lo salutiamo con affetto e con gratitudine, ha ancora da pedalare parecchi km. E’ notte fonda, ma lui c’è abituato. Ci trasferiamo fuori, sul piazzale, l’aria è più che fresca e la compagnia degli amici toscani è impagabile.
Ci tratteniamo ancora un pochino, poi ci ritiriamo nelle camere e il silenzio della campagna di avvolge. Domani ci aspetta Siena.

Martedì 3 agosto
4 tappa > Greve in Chianti – San Quirico d’Orcia 130 km 2486 disl/m+

Usciti dall’agriturismo, il paesaggio campestre è a perdita d’occhio. Per fortuna iniziamo a pedalare in discesa, ma è solo per pochi effimeri minuti: poi iniziano i continui saliscendi o “mangia e bevi” come li chiamano i nostri amici toscani, che ci accompagneranno per km e km. Fa caldo, ci fermiamo ad ogni fontana che troviamo per strada. Sulle salite resto indietro, ho il mio passo, lento, costante. Non mollo. In questi giorni, ho avuto un amico fedele di salite, un giovanotto in gran forma,
Giungiamo alla Certosa di Pontigliano, dove ci guida il buon Luca, tra i chiostri e i giardini. Si tratta di un monastero d’epoca molto suggestivo risalente al 1300, con un prato invitante: ne approfittiamo per riposarci qualche minuto al fresco. Ora è diventata sede ufficiale dei congressi dell’Università di Siena. Ci rimettiamo in marcia sotto ammonimento del saggio (Fra’)Luca che ci ricorda che siamo in costante ritardo! Il ristoro è previsto a Geggiano.
Pranziamo in una pineta freschissima, dagli amici del circolo ARCI accoglienti e gentilissimi. Il buffet è colorato e perfetto per recuperare: bruschette con olio e pomodoro, frutta fresca, pasta al sugo e crostata fatta in casa! Tutti chiediamo il bis. Non potevano trattarci meglio, siamo stati benissimo. Li salutiamo, ringraziandoli tanto del pranzo offerto e ci mettiamo in cammino per Siena.
A piazza del Campo abbiamo appuntamento con Luca che ha coordinato un incontro con un assessore della città che condivide gli stessi nostri valori di mobilità dolce. Facciamo una foto con lo striscione ‘La strada è di tutti’, slogan anche della Fondazione Michele Scarponi, per immortalare il momento. Roberto, Enrico, Gabri e altri indossano la divisa Real Sito di Carditello e sono in prima fila quasi a voler ribadire e ricordare che la fondazione sposa i principi del cicloturismo, della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile.
Si riparte, il termometro oggi non perdona. Alle 3 del pomeriggio siamo nel bel mezzo delle Crete Senesi. Assolate, desolate, ampie. Colori chiari, luminosi, accecanti. Il bianco e giallo in svariate tonalità. Si fatica parecchio, le salite continue, i mangia e bevi a 40° sono estenuanti. Beviamo di continuo, anche se l’acqua della borraccia diventa subito un brodo.
Il primo metro di pianura lo troviamo dopo 62 km, me lo ricordo precisamente. Giusto il tempo di riprendere fiato, poi ricominciano i saliscendi. Fino a Pienza.
Arriva anche la crisi di fame per Gabri, ci fermiamo ad un bar e aspettiamo che recuperi. Giuseppe, Franco e Massimo attendono pazientemente. Intanto ci rinfreschiamo con qualche ghiacciolo, mentre il Gallina opta per la solita birretta fredda.
Continua il deserto sia per i paesaggi che per la temperatura, fino a che la vegetazione non inizia ad aumentare e ci imbattiamo in un meraviglioso campo di girasoli, che, grazie al fotografo non ufficiale Giuseppe Gallina, viene immortalato con più di uno scatto perfetto.
Si sale ininterrottamente fino a San Quirico d’Orcia, ci siamo quasi. Sono stanca, mi dicono che l’albergo è vicino. Ora tocca a me la crisi di fame, giusto in tempo, siamo arrivati. La bellezza del tramonto e una doccia rilassante mi fanno dimenticare in un attimo la fatica della giornata. A cena al tavolo con Alessandro -detto Joao- Paolo e i toscani le risate sono assicurate e non è merito del vino che ci concediamo tutte le sere.
Fabio stasera ci saluta per impegni familiari: lo ringraziamo, è stato un supporto costante di questi giorni!

Mercoledì 4 agosto
5° tappa > San Quirico D’Orcia – Tuscania 134 km 1880 disl/m+

Ore 8
Prima di partire facciamo un saluto e una foto al monumento dedicato a Tazio Nuvolari; oggi c’è anche Luca con il velomobile, farà un tratto di strada con noi. Ci troviamo all’incrocio di varie strade mitiche per i ciclisti italiani, la 1001 miglia, l’Eroica e la via Francigena.
Per raggiungere Bagno Vignoni i tre temerari del gruppo – Giuseppe, Enrico e Roberto – decidono di provare l’ebbrezza dello sterrato su un tratto dell’Eroica, mentre io e il resto della banda preferiamo l’asfalto; c’è Maurizio che non sopporterebbe mai di vedere la sua bici sporcarsi!! Qui è suonata la mia vera sveglia di stamattina: un bello strappetto al 12%! Ci prendiamo un caffè mentre aspettiamo gli ‘eroici’: ci divertiamo parecchio con i toscani, ormai il gruppetto è affiatato e scanzonato!
Loro si alternano alla guida e vederli comparire ogni tanto sulla strada dà sicurezza. Del resto io e Gabri eravamo partite dicendoci: di testa ci stiamo, ci proviamo a fare tutte le tappe, in caso di necessità ci sono sempre i van al seguito. Ma finora abbiamo pedalato sempre. Bene così.
Ci ritroviamo dopo qualche km anche con Luca che però prosegue per altre strade, ci incontreremo più avanti. Lungo la strada non possiamo non fermarci a fare una foto con una quercia di 370 anni. Amo gli alberi e tutto quello che rappresentano. Ha un tronco enorme in quattro non riusciamo ad abbracciarla tutta, che incredibile sensazione!
Si riparte, siamo in ritardo. Incrociamo più volte la via Francigena, Radicofani è vicina, i cartelli indicano 5 km. Durante la salita incontriamo due ragazze che viaggiano in bici, vengono da Levanto. Bagaglio leggero, gambe forti e nulla più. Sono giovani, le ammiro. I nostri compagni di viaggio ci avrebbero sostituite immediatamente!
La salita è durissima, credo una delle più dure mai fatte. Solo la sera scoprirò, grazie ad un messaggio del mio amico Paolo, che ci segue passo dopo passo, che è una delle salite mitiche della 1001 miglia. La ricorderò a lungo. Non ho mai messo piede a terra, eppure non pensavo di farcela. Il valico è a 775 metri.
Di fronte a noi, maestoso, si erge il monte Amiata. Fortunatamente oggi lo guarderò con rispetto solo da lontano! Le gambe tremano e il caldo è insopportabile, ci concediamo un ghiacciolo e una coca che ci fa riprendere. Roberto intanto è infaticabile, fortissimo, chiacchiera anche in salita (!!!). Quasi un supereroe!
Attraversiamo borghi incantevoli – Pitigliano, Sorano – ci soffermiamo anche se viaggiamo con un clamoroso ritardo. Arriviamo al lago di Bolsena nel pomeriggio, dove facciamo un’altra sosta, birretta e chiacchiere, mentre Roberto, fresco come una rosa, approfitta per intervistare Giuseppe con l’aiuto di Ciro e Matteo, i videomakers. Anche con loro si crea una bella atmosfera. Ci seguono o ci precedono nelle salite faticose e mentre ci lanciamo liberi sulle discese. Colgono la fatica, gli occhi felici, i gesti consueti e quelli distratti.
Le interviste di Roberto, mirate a catturare emozioni e sensazioni del momento, sono state una nota costante in tutto questo meraviglioso viaggio. Sulla strada verso Tuscania ci aspetta Luca che ci ha ampiamente preceduto con il suo bolide, fortunatamente ha trovato un posticino al fresco! Roberto decide, con i videomakers, di effettuare una ripresa dall’alto e, come nella scena di un film, ci posizioniamo coreograficamente alle spalle del velomobile e partiamo. Qualcuno ci assiste dall’alto quando Luca perde il controllo a causa della foratura della ruota posteriore! Per fortuna tutto si risolve solo in un altro spavento.
Dopo qualche km arriviamo a Tuscania dove ci raggiungono Fabio e Claudio, che da domani pedalerà con noi fino a Carditello. La cena si consuma in allegria a ritmo di stornelli e a suon di strofe in rima, con i poeti improvvisatori e cantastorie, mentre Enrico mangia un tiramisù dopo l’altro.

Giovedì 5 Agosto
6 Tappa > Tuscania – Roma 113 km 1573 disl/m+

La tappa di oggi dovrebbe essere più semplice, dunque ci concediamo mezz’ora di sonno in più. Partiamo con comodo e la prima sosta è a Viterbo, dove non ero mai stata. Riusciamo ad attraversare una parte del centro ricco di storia e bellezza, mentre i nostri registi-videomakers ci indicano come muoverci.
Si prosegue, ci aspetta la salita del lago di Vico. È Impegnativa, anche molto più di quel che mi aspettavo (ieri a cena non ho avuto tempo di guardarmi il percorso e le pendenze). Sta di fatto che gli strappetti non sono strappetti e il km di strada al 15/18% mi costringe a percorrere un tratto a piedi. Conservo gambe e cuore. Massimo mi fa compagnia, gli altri proseguono ci aspettano in cima. Finalmente la salita si fa più dolce, rimontiamo in bici e proseguiamo su una strada al fresco. Il pranzo è previsto sulle deliziose sponde del lago di Vico dove ci tratteniamo parecchio, tant’è che Gabri ed io ci abbattiamo (l’abbiocco!) e decidiamo di non rimetterci in bici. In realtà ascoltiamo il prezioso consiglio di Paolo – eletto direttore tecnico del gruppo – che ci suggerisce di riposare oggi e conservare energie per le ultime 2 tappe parecchio impegnative.
Così proseguiamo sul VAN di Enrico che ci racconta di come è nata l’ARI e la storia delle randonnée in Italia, chiacchieriamo di viaggi in bici e cresce il desiderio di pedalare. Dopo una 40 di km in auto, decido di risalire in bici a ridosso del lago di Bracciano, dove una gelateria sul lungolago è troppo invitante per non fermarci.
Facciamo ancora qualche foto e si prosegue, la destinazione di oggi è Roma! Ci perdiamo più volte – la traccia ha bisogno di essere perfezionata – ma non ci perdiamo di coraggio, infatti riusciamo ad uscire da Frittole e ritrovare la rotta giusta, d’altronde “tutte le strade portano a Roma”!!
Il pernottamento è previsto in villaggio camping poco fuori dalla città eterna. Ceniamo presto, domani la sveglia è prima dell’alba. Vengono a salutarci Andrea Perugini, ciclista esperto che ci farà da guida per le strade di Roma e Giosuè Picone che si trova a Roma e ci raggiungerà l’ultimo giorno per pedalare con noi fino a Carditello. Giuseppe in veste di vice presidente ARI consegna nuovamente la maglia della Nazionale a Giosuè che l’aveva scambiata con un ciclista giapponese in occasione della Paris-Brest-Paris.
Buonanotte, anzi no…
Ore 04.00 am il gallo già canta!

Venerdì 6 Agosto
7° tappa > Roma – Isola del Liri 169 km 2585 disl/m+


ore 5:30 Siamo in 6 all’appuntamento – Roberto, Enrico, Franco, Maurizio, Claudio, Gabriella ed io – l’aria e fresca ed è buio. Andrea è puntualissimo. È medico, oggi lavora, ma ha trovato il tempo per farci da guida lungo le ciclabili di Roma. Roma all’alba toglie il fiato, è bellissima, di un fascino incredibile. Vederla senza traffico, in silenzio, che si sveglia in un mattino di agosto, è una sensazione difficile da descrivere.
Andrea, presidente di Pedalando nella storia, ci racconta la storia dei ponti e dei monumenti che incrociamo: è bravissimo nelle descrizioni e noi lo ascoltiamo attenti. La pista ciclabile del Tevere che percorriamo è lunga km e km, attraversa Roma da parte a parte. Giungiamo a Villa Borghese, semideserta a quest’ora del mattino e facciamo una foto con vista su piazza del Popolo. Che meraviglia!
Arriviamo a piazza Venezia poco dopo le 7. Ci sarò stata decine di volte ma non ci si abitua mai alla sua bellezza. Su via dei Fori imperiali ci raggiungono i videomakers per le riprese al Colosseo così che ci improvvisiamo attori e ce la spassiamo un mondo.
Poco più avanti Andrea ci saluta – il lavoro chiama – e noi proseguiamo con Fabrizio, ciclista romano, a cui è stato affidato l’arduo compito di portarci fuori Roma. Ci rubiamo il tempo di un caffè proprio all’imbocco dell’Appia antica, con i suoi storici sampietrini. Sono certa che a Saverio, il mio amico ciclista appassionato di ciclostoriche, sarebbe piaciuto tantissimo! Maurizio invece, mentre sobbalziamo, borbotta: bella l’Appia antica, ma quando arriva l’Appia moderna??! Io già mi sento un’eroina per averla percorsa uscendone indenne. Alè!
L’appuntamento con il resto del gruppo è a Castel Gandolfo. La salita che conduce alla collina è stancante, o meglio, la pendenza non è proibitiva ma, come direbbero i toscani, è un drittone che scoraggia. La faccio con calma, in compagnia di Claudio che è giù di tono. Ci facciamo forza a vicenda, arriviamo su e una bella coca cola fresca ci fa riprendere subito le energie.
Foto e riprese sono d’obbligo! Dopo la discesa, il gruppo si sfilaccia. Per parecchi km viaggiamo in tre -io, Gabri e Claudio – scortati fedelmente da Alessandro e Paolo che oggi non pedalano. Anche Giuseppe oggi è stato costretto a saltare la tappa per cercare di risolvere un problema alla bici.
Ci ricongiungiamo con Maurizio e Franco, che pazientemente ci aspettano, e riprendiamo la strada tutti insieme. Finalmente arriva un tratto di pianura che mi placa la fatica. Ho nuove energie che aumentano ancora quando incrociamo Erica e i suoi amici. Che bello vederli venirci incontro! La strada è liscia, permette andature più sostenute e soprattutto il ristoro è vicino. O almeno, così ricordavo. Invece nulla di fatto, ci sono altri 20 km prima di Anagni.
Il caldo è insopportabile, la testa inizia a cedere, la salita mi sembra infinita. Finalmente arriviamo in piazza, al centro storico di Anagni, dove ci aspettano i ciclisti di Anagni Ciclismo con un provvidenziale ristoro.
Ci tratteniamo non molto, bisogna ripartire. Io sono stanca, decido di non proseguire in bici. Oggi la mia testa è più debole. E poi domani è l’ultima tappa, voglio farla per intero, con Paolo il prof, Mario e tutti gli amici che ci verranno incontro.
Salgo sul furgone con Alessandro e Paolo, cerco di riposare un pochino ma fa caldissimo senza aria condizionata. Intanto sento Giuseppe che ha risolto il problema al cambio: meno male, senza il maestro pedalare non è la stessa cosa! Mi viene voglia di rimettermi in bici, ma ahimè, mi rendo conto di aver lasciato le scarpe in un altro VAN. Quindi a meno che non voglia provare con gli infradito (confesso che mi è sfiorato il pensiero!), devo finire la tappa su 4 ruote. Ah comunque ho scoperto, grazie ad Enrico, che esistono sandali Shimano con l’attacco da MTB (cos ‘e pazz!). Il mio amico Enzo Mazza sarà contento di saperlo visto che con le scarpe soffre.
Seguiamo Gabri, Massimo e Maurizio mentre Roberto ed Enrico, che sono andati più spediti, ci stanno già aspettando alla cascata dell’Isola Del Liri con gli amici dell’ASD omonima. Non ero mai stata in queste zone, mi prometto di tornarci magari proprio in occasione della randonnée che organizzano a settembre.
Arriviamo in albergo e la cena al tavolo con i ragazzi toscani è piacevolissima: i dialetti toscano e napoletano diventano motivo di risate e sfottò reciproci. Le serate passano sempre troppo in fretta in questi giorni, peccato! Ci riproponiamo di vederci presto a Napoli o a San Gimignano.
Adesso tutti a dormire che domani ci aspettano gli ultimi 160 km per arrivare a Carditello.

Sabato 7 Agosto
8 tappa > Isola del Liri – Carditello 155 km 1597 disl/m+

Oggi gli amici dell’ASD Isola del Liri ci accompagnano fino a Cassino: loro sono puntuali all’appuntamento e noi in cronico ritardo! Prima di partire io e Gabri scambiamo due chiacchiere con Roberto, che raccoglie le impressioni e le emozioni di questi giorni trascorsi insieme.
Per me è stato un sogno che si è realizzato: grazie a Roberto che ha avuto l’idea, a Luca e allo staff Ari che ha permesso l’organizzazione e grazie al mio amico Giuseppe Gallina, che ha creduto in noi e ci ha offerto questa grande opportunità di crescita e divertimento. Trascorrere una settimana insieme, condividendo fatica, risate, difficoltà e soddisfazioni è stato pregnante. Mi ha arricchito molto.
Facciamo una sosta ad Arpino, città di Cicerone, per poi proseguire per Casalvieri con la salita di Purgatorio ed Atina. La strada e le salite fino a Cassino sono di una bellezza inaspettata; io mi sento bene, anzi benissimo. E’ l’ultima tappa e dovrei essere stanca, ma sarà l’adrenalina, mi sento piena di energie. Non smetterei di pedalare…

Intanto sento più volte i miei genitori che mi stanno raggiungendo proprio a Cassino per un abbraccio e un caffè insieme, infatti costringo tutto il gruppo a fare una piccola deviazione, ripagata da una sosta al bar. Facciamo una foto insieme e ci rimettiamo in marcia. Dopo qualche km salutiamo anche i ragazzi di Isola del Liri che rientrano, mentre noi proseguiamo, con qualche difficoltà di traccia, per Suio.
Viaggiamo a velocità di crociera tutti insieme e finalmente incrociamo Giosuè con il gruppo dei Normanni, Gennaro e tanti altri amici, che sono partiti stamattina da Carditello. Vederli arrivare è emozionante. Ancor di più ritrovare poco più avanti Mario e Paolo (partito apposta da Castellabate all’alba): ci abbracciamo felici! Pensare che si siano tutti organizzati per fare questi ultimi km con noi mi emoziona e mi dà ulteriore carica. Oramai siamo un gruppo di 30 ciclisti a pedalare insieme verso Carditello. L’adrenalina aumenta.
Pranziamo insieme, per poi riprendere subito la strada. Abbiamo tempi stretti, ancora 60 km da percorrere e dovremmo essere alla meta per le 18. C’è un’ultima salita, quella di Cascano, siamo stanchi e fa tanto caldo ma ci incoraggiamo a vicenda. Le fontane fresche che incrociamo diventano un toccasana.
Alla fine della salita, ancora una sorpresa. Vedo da lontano una divisa Facc ‘e bike e mi dico: sarà un miraggio?! Invece no. Ad attenderci in cima ci sono due belle Facce, Enzo e Giuseppe, che ci hanno seguito sui social e hanno fatto un’improvvisata. Grazie ragazzi!
Adesso ci separa da Carditello una lunga pianura assolata e piatta. Sono le tre del pomeriggio di un agosto caldissimo. Come la mettiamo? Non bisogna manco parlare: il signor Gallina ha sempre la soluzione giusta. Chiede a quei mostri dei Normanni di farci strada, cosicché facciamo gli ultimi 40 km a ruota di Giosuè (io) e di Michele (Gabri). Non smetteremo mai di ringraziarvi per quella scia comoda che ci ha portato fino a destinazione senza fatica.
Ad un certo punto, mentre camminiamo a velocità di crociera, in senso opposto, vediamo comparire un ciclista, zaino in spalla, che ci saluta animatamente. Non lo riconosciamo subito, lui intanto fa inversione di marcia e si unisce al gruppo. E’ Fulvio!! Il ciclista di Eurobici incontrato il primo giorno a Monza: che piacere rivederlo!
L’ultima sosta, prima di giungere al Real Sito, la facciamo a Capua all’Oasi di Francesca, recentemente realizzata dalla Fondazione Real Sito con il comitato locale Il Gelso, dove troviamo ristoro con acqua fresca.
E’ tardi e ci rimettiamo in bici quasi subito, ma nell’arco di pochi minuti Alessandro (per ben due volte!) e Roberto, forano. Prontamente, i campioni Gennaro e Giosuè, senza indugio, sostituiscono le camere d’aria a velocità da record!
Finalmente possiamo ripartire, a San Tammaro la polizia municipale ci scorta fino all’ingresso del Real Sito di Carditello. L’arrivo, tra gli applausi, è emozionante. Io e Gabri scoppiamo in lacrime. Riconosco tra il ‘pubblico’ Fortuna, Flavia e Giovanna: trovarle lì mi riempie di gioia. Facciamo il giro dell’ippodromo e raggiungiamo la pineta dove hanno preparato per l’occasione un bellissimo ristoro: focaccia, mozzarella di bufala Campana e altre bontà. Che accoglienza! Non ce l’aspettavamo.
Abbiamo portato a termine una piccola grande impresa: attraversare l’Italia, 5 regioni, 1000 km, tra borghi, valli e Appennini, è stato un viaggio meraviglioso. La bici è un mezzo che unisce, integra. Crea emozioni, amicizia.

RINGRAZIAMENTI.

Aggiustamenti, cambiamenti e il pizzico di ironia nel racconto sono di Gabriella. Anche i ringraziamenti che seguono sono scritti da Gabri, io non avrei saputo fare meglio:

Grazie a Roberto Formato e alle sue 1000 idee raccontate, mentre io affannavo, fra un saliscendi e l’altro e alla Fondazione Real Sito di Carditello per aver reso tutto questo possibile
Grazie a Giuseppe Gallina coach e supporto costante, un occhio sempre per tutti, una ne fa
e 100 ne pensa!
Grazie ai deus (dei!) ex machina, le menti, coloro che hanno pennellato il percorso e trovato un gruppo pronto a scortarci in ogni angolo dello stivale, coloro che ci hanno guidati nella scoperta di mille meraviglie Luca Bonechi Fabio Bardelli Enrico Peretti ARI Audax Randonneur Italia Rando Italy con Mino Repossini
Un grazie speciale a tutti voi: averci ritenute meritevoli della Maglia Nazionale Randenneur per questa impresa ci riempie di orgoglio, faremo di tutto per onorarla.
Grazie a chi c’era in ogni nostro colpo di pedale Mariano Russo e Marilù Musto a quest’ultima grazie per averci reso quasi celebrities insieme a Ciro e Matteo.
Grazie a chi ci ha presi in carico e accompagnati in ogni tappa, vedervi arrivare e stare nella vostra scia è stata una spinta per le gambe e un toccasana per il cuore: Enrico Tolve e gli amici di Eurobici Milano Agostini Donato con lo sparviero, Silvano Riccò, Andrea Perugini [Roma è sempre un colpo al cuore, vederla materializzarsi oltre la notte è stato magico] Erica Collacchi Anagni Ciclismo Asd Domenico Bartolomucci e gli amici dell’ASD Isola del Liri Normanni Team Gennaro Laudando Fulvio Sperduto e tutti gli altri amici ciclisti, Giuseppe Torre e Enzo Spinelli.
Grazie a Michele Belviso e Giosuè Picone dei Normanni, la loro ruota è stata indispensabile per le ultime decine di km in pianura.
Grazie a Mario Zen e al nostro Paolo Landri, c’è scappata la lacrima a vedervi e grazie a FACC ‘E BIKE.
Grazie agli amici che ci hanno abbracciati all’arrivo Flavia, Fortuna, Giovanna
Grazie molteplici e infinite al nostro angelo custode Antonella Ricciardi e la sua Le Ali Della Libertà, organizzazione, assistenza, sostegno fisico e psicologico, auto d’appoggio, ristori per tutti i gusti ed esigenze, rifornimento, pit stop cantuccini, barrette, sempre presente, in tutti i luoghi e in tutti i laghi (e ce n’erano diversi!!) fino al morning after. [Jian ]
Grazie al nostro incredibile gruppo, fonte inesauribile di energie, risate, sostegno, forza, scambi culturali [costì, annuz, la boombaa, ‘o spass], presi per mano passo dopo passo. Abbiamo viaggiato con ciclisti di grande esperienza, competenza e valore umano. Paolo Marrucci Alessandro Scali , Maurizio Tanzini Massimo Scala Franco Benvenuti di nuovo Giuseppe e Claudio Varinelli

Questo ultimo ringraziamento però è mio.
Grazie a te Gabri, compagna di viaggi meravigliosi. Prometto di preparare bagagli più leggeri per i prossimi. Giusto l’essenziale.

600 km in 42 ore: un’impresa da Titani

Antonio D’Ambrosio Asd “ETESIA”

10-11 luglio 2021 date che resteranno sempre impresse nella mia mente e che mi ricorderanno per sempre una mia straordinaria impresa sportiva .

Nei suindicati 2 giorni è stata fissata lo svolgimento dell’evento sportivo, sotto l’egida dell’A.R.I (Audax Randonneurs Italia ) e dell’A.C.P. (Audax Club Parisienne), La Rando dei Titani 600 km e 10.000 mt di dislivello da completare in 42 ore.

Riuscire a conquistare questa Rando ed ottenere il relativo Brevetto è per me di vitale importanza, perché avendo già ottenuto i brevetti per le distanze 200 km, 300 km e 400 km, significa essere ammesso nella Nazionale Italiana Randonneurs e rappresentare quindi l’Italia in eventi internazionali.

Ho scelto di partecipare a questa Rando perché l’ho trovata completa sotto tutti i punti di vista: sia sportivi perché abbastanza impegnativa per il forte e alto dislivello e quindi per me un ideale banco di prova per testare le mie possibilità, ma anche piacevole dal punto di vista culturale perché l’organizzatore, l’ottimo Domenico Errigo, ha disegnato un percorso che ci porterà a vedere gli scorci naturali più belli  di due Regioni quali Calabria (Aspromonte) e Sicilia (Etna). 

Mentre la fatidica data si avvicina sempre di più cresce la tensione e cerco di scegliere che strategia adottare: strategia più dolce e comoda usufruendo quindi di albergo per dormire un po’ e ristoranti per trovare cibo pronto o di seguire una strategia più Randagia.

Le differenze sono notevoli perché  la strategia comoda se da un lato ti permette di riacquistare più  in fretta le forze d’altra parte ti porta che per  recuperare il tempo delle soste devi aumentare andatura e quindi puoi non goderti tutto quello che di bello incontri per strada. Mentre lo stile più randagio ti permette di avere una andatura più lenta e fermarti spesso per ammirare e saziarti di tutto ciò che di bello si incontra. Io ho scelto lo stile randagio e non me sono pentito perché ho ammirato albe e tramonti su Aspromonte e Etna che sono  un qualcosa di meraviglioso che difficilmente dimenticherò e che spazzano via  stanchezza e sonno. L’Etna inoltre mi ha regalato anche una piacevole e nuova sensazione: dal vulcano che è attivo, nei giorni precedenti l’evento, è fuoriuscita una enorme quantità di lava e cenere e la cenere molto leggera si è depositata sulla strada di accesso al vulcano  e a mano a mano che si saliva, di notte fonda, su al Rifugio Sapienza a 2000 mt di altezza, è diventata così densa non solo da coprire l’asfalto ma formando uno strato così spesso dove la bici affondava e si bloccava. Sembrava di essere sulla Luna avvolti dalle tenebre con le sole stelle a farmi compagnia. 

Così macinando Km su Km mi avvicinavo sempre più all’arrivo vivendo un’altra  bella e interessante esperienza. L’orario di arrivo coincideva con la finale Italia-Inghilterra del campionato europeo di calcio e notavo nelle cittadine che attraversavo un certo fermento con un gran via-vai di persone che ritornavano in fretta a casa per vedere la partita e poi lo spopolamento totale dove echeggiava per le strade vuote, la telecronaca della partita dai televisori messi al massimo volume. Con le strade libere e sgombre ho percorso gli ultimi 30 km,  ad una andatura  inusuale per una stanchezza fisica che comunque era presente, spingendo i rapporti lunghi con una grande forza muscolare che sembrava non venire mai meno ma che anzi aumentava sempre più e che mi spingeva  per arrivare preciso all’arrivo.

E cosi verso le 23.00 sono giunto dove vi era l’ultimo QR-Code da scansionare e dove si sarebbe registrato poi il mio tempo totale.

E lì mi sono abbandonato al delirio più totale, il mio urlo di gioia si è accomunato con quello delle altre persone euforiche per la vittoria di calcio ed è stata una festa per tutti. Non so se l’Organizzatore Domenico Errigo avesse previsto anche tutto questo ma questa mia esperienza non poteva avere un finale più bello ed entusiasmante che resterà per sempre impressa nella mia memoria.     

#Rando Arcobaleno ‘Faccebike for a day!’: Fatti un selfie!

Faccebike for a day! Fatti un selfie ! Andare lontano, soffermarsi, attraversare i borghi, godersi il paesaggio. E’ questo il modo di andare in bici quando si partecipa ad una randonnée. Un modo diverso di fare chilometri che chiede di rallentare, per amore del paesaggio e delle aree interne che sono spesse lasciate ai margini. In questo tempo di pandemia, per dare ancora più risalto a questi valori, chiediamo a coloro che parteciperanno alla Rando Arcobaleno (il 6 o il 7 Marzo) di: a) scattare tre selfie, scegliendo come sfondo un paesaggio oppure un monumento significativo della manifestazione; b) caricare i selfie su Instagram, usando gli hashtag #faccebike #randoarcobaleno. Vorremmo avere tante foto sia dal percorso di 107 che quello di 182 km ! Tra tutte quelle che sono state taggate con i due hashtag sceglieremo tre foto con l’aiuto di commissione composta dalla dirigenza dell’associazione Faccebike e da un membro del Rando Tour Campania che saranno caricate sull’account FB dei Faccebike. Quella che riceverà più like nella settimana successiva alla Rando Arcobaleno sarà premiata con un piccolo gadget. Al di là del premio, sarà lo spirito ad essere importante.

Potrò andare in bici con il nuovo DCPM?: un articolo aggiornato del blog Elessar

L’ultimo DCPM divide il Paese secondo criteri sanitari. Mi baso sull’ultima bozza, che pare non dovrebbe avere grosse modifiche in versione definitiva. In mattinata è prevista la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nel caso provvederò ad aggiornare questo articolo. Quindi ogni tanto tornate a dare una occhiata. Sorvolo su tutte le misure, guardo solo a quelle…

Nuovo DCPM: quasi stop alle bici nelle zone rosse? — Elessar

Splendide foto da un concorso di foto in bici – BQ Photo Contest Finalists — Rene Herse Cycles

The results are in: Hundreds of photos from all over the world were entered in the BQ Photo Contest. It was fun to see so many different photos – in style and subject – and it was difficult to selected eight finalists. Many great photos didn’t make the cut. Here are the ones we selected…

BQ Photo Contest Finalists — Rene Herse Cycles

La strada

Vivere è un atto di fiducia, sempre.
Andare in biciletta di più.

Tutti noi ci affidiamo alla buona condotta e alla buona fede degli altri, qualsiasi cosa facciamo, perfino se stiamo in una casa che speriamo qualcuno abbia costruito per noi in modo corretto.

Uscire in bicicletta su strada, su asfalto, è un atto di coraggio oltre che di fiducia.

L’asfalto è come la savana. Vi avventurereste nella savana, così, senza protezione, senza precauzioni? Eh No! La savana non è un luogo adatto ad un uomo indifeso, la savana è degli animali che la abitano.

E l’asfalto è dei veicoli a motore. SENZA SE E SENZA MA.

In un qualsiasi “diverbio” tra ciclista e automobilista alla fine il ciclista quasi deve “giustificarsi”.

Un TIR non si ferma ad uno STOP rischiando di travolgere la ciclista che gli sta davanti e, insieme alle scuse (almeno quelle, una volta tanto) ci viene gentilmente dato un consiglio: “LA PROSSIMA VOLTA INDOSSATE ABITI PIU’ VISIBILI!!”

Un po’ come “hai messo la minigonna? Te la sei cercata!”, pensavo pedalando col cuore nello stomaco e le gambe molli dopo l’episodio. E no, non è un’esagerazione…è solo, banalmente, la legge del più forte.

Anche la ciclista ha voluto dare un consiglio al camionsta: “LA PROSSIMA VOLTA FERMATI ALLO STOP!”

Il più forte non è solo ESAGERATAMENTE più forte…è anche, il più delle volte, indolente.

Si stanca ad alzare il piede dall’acceleratore e frenare!

E’ questa, (forse più dell’eccesso di velocità) la causa più comune, nella mia piccola esperienza da ciclista, del verificarsi di episodi pericolosi.

Il mostro che Concetta si è quasi trovata addosso mentre passava davanti allo stop, semplicemente non ha guardato davanti, ha guardato alla sua sinistra perché, in assenza di auto in arrivo avrebbe voluto proseguire e svoltare senza fermarsi.

Non è stato in cattiva fede, non è stato prepotente, semplicemente non l’ha vista perché era INDOLENTE.

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

Quando con la bici passo davanti a una rampa di accesso a una strada a scorrimento veloce o all’ingresso di un benzinaio tiro fuori il braccio sinistro, come se dovessi svoltare pur dovendo proseguire dritto.

Un gesto semplice che dissuade l’automobilista dietro di me dal fare una manovra pericolosissima, superarmi per poi imboccare la strada alla mia destra. Superarmi senza calcolare nessuna distanza, senza tenere conto che sono in equilibrio precario, superarmi come se fossi uno scatolone di cartone poggiato sull’asfalto che tanto pure se lo tocchi, che fa!

L’indolenza mista alla prepotenza del più forte!

Al minuto 1:03 del video qui sotto un esempio concreto di quanto spiegato fin qui.

Una “normale” manovra di taglio della strada al ciclista

Non è diventato un incidente solo perché la ciclista (sempre Concetta) doveva a sua volta girare e quindi aveva rallentato.

Ma cosa sarebbe accaduto se Concetta fosse andata dritto e a velocità sostenuta?

Dice “beh, l’automobilista si sarebbe fermato”, MA CERTO! provate ad uscire ogni tanto con noi in bicicletta…

Sappiamo solo che l’automobilista

SI SAREBBE STANCATO AD ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE E FRENARE.

“Ma voi ciclisti siete scostumati, camminate affiancati sulla strada”.

E’ vero, può capitare, ed è sbagliato, anzi vietato, diciamolo chiarmante, ma veramente si può mettere allo stesso livello manovre sbagliate e pericolosissime, infrazioni enormi di velocità sulle strade con “ma voi camminate appaiati”?

NOTA A MARGINE: difficilmente si pedala sulle highways americane. Le strade che frequentiamo, tranne rarissime eccezioni hanno larghezza ridotta, normalmente le auto non riescono a superarci e a rimanere nel proprio senso di marcia neanche quando si procede in fila. Quindi devono attendere che non arrivi nessuno di fronte e a quel punto che ci sia un ciclista o due appaiati è indifferente (il procedere appaiati resta comunque SBAGLIATO E VIETATO). In più, il nuovo codice della strada prevede che la manovra di sorpasso debba lasciare un margine di 1,5 metri tra auto e ciclista.

In conclusione, la storia del procedere appaiati, benché da evitare, raramente rappresenta un reale ostacolo alla circolazione, ha piuttosto il sapore del “qualcosa bisogna pur dire”.

Pubblicando questo scritto avrò cura di non renderlo visibile a mia madre, mia sorella e alla famiglia di Concetta, perché se io so di essere in pericolo ma supero la paura con le infinite energie positive che mi regala la biciletta, posso solo immaginare il senso di smarrimento di chi ti vuole bene e ogni volta aspetta il messaggino al tuo rientro.

Sono automobilista anch’io. Molto più automobilista che ciclista, qualche volta anch’io sono stata impaziente, o, più raramente, imprudente, ma stare dalla parte debole del mondo ti regala una visione diversa e preziosa, un’esperienza che sarebbe istruttiva e utile se applicata a tante altre “disparità di forze” di questo nostro mondo (la disparità tra uomo e animali, la disparità tra uomo ricco e uomo povero), ma queste sono altre storie.

Guidate con prudenza (posate gli smartphone) e abbiate cura dei soggetti deboli sulla strada.

Sulla via di Francesco Due Facc’e Pellegrine on the Road

Tutto inizia per scherzo, quando Vincenzo Cardone mi chiede: “andiamo ad Assisi in bicicletta?”. “Certamente!” rispondo io ed in men che non si dica facciamo subito i preparativi, scegliamo la data, le attrezzature, compilo una bozza per l’itinerario, ci muoviamo a fare qualche prenotazione ed arriva la partenza.

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Sara’ una  settimana intensa di pedalate: ben 850 km complessivi con un percorso che è passato all’andata dal litorale Domizio, ai Castelli Romani, dalla Salaria, alla cascata delle Marmore, la Val Nerina, la città Spoleto fino ad Assisi dove sostiamo per qualche giorno per ricevere il testimone di avvenuto pellegrinaggio.

 

 

Per il ritorno puntiamo in Abruzzo, valicando dall’Umbria verso Rieti, valle del Salto  Lago annesso 

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fino a Magliano dei Marsi, svoltando per la valle del Liri fino alla Casilina: insomma un dislivello da professionisti! L’ultima sera mi arriva una telefonata dall’amico Peppe Gallina per farci i complimenti. Ci diamo un appuntamento la mattina dopo e pedaliamo insieme con fino a Capua.E’ stato fantastico non ce l’aspettavamo e siamo stati molto contenti.

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Ma dopo una partenza poi c’è anche un arrivo, ad Arzano è tempo di salutarci. Ci abbracciamo forte io e il mio amico di viaggio Cardone che scherzosamente si è soprannominato “la carrozza” (io sarei la locomotiva), ci facciamo i complimenti con qualche lacrima agli occhi. Forse, però, era solo sudore per il caldo forte di questo fine luglio ! La nostra grinta e la nostra voglia di pedalare ci ha aiutato a vincere su tutto, ma soprattutto ci ha aiutato a non smettere mai di sognare.

Sulla via di Francesco due Facc’e on the Road